Margot Robbie, il metodo dell'abito: il cinema riporta lo stile vittoriano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre ci avviciniamo al 12 febbraio 2026, data in cui il nuovo adattamento di “Cime Tempestose” diretto da Emerald Fennell sbarcherà nelle sale, Margot Robbie, protagonista del film nei panni di Catherine, sta conducendo un press tour che è molto più di una semplice serie di apparizioni pubbliche. L’attrice, infatti, ha trasformato ogni uscita in una lezione raffinata di “method dressing”, una pratica in cui il guardaroba cessa di essere un semplice accompagnamento estetico per diventare un vero e proprio strumento narrativo e psicologico, un’estensione silenziosa ma potentissima del personaggio che lei interpreta. Questa scelta, lungi dall’essere casuale, si inserisce in una tendenza più ampia che vede il cinema, quando affronta epoche storiche definite, diventare un potente motore di influenza per la moda contemporanea, anticipando spesso quello che il pubblico inizierà a vedere sulle strade. Se ne vedono già alcuni, peraltro, che scelgono dettagli ispirati a quell’epoca.
Il significato dello stile oltre le apparenze
Ogni abito indossato da Margot Robbie in queste settimane, dalla premiere di Los Angeles alle interviste internazionali, è stato studiato per raccontare una sfaccettatura di Catherine Earnshaw, la tormentata eroina del romanzo di Emily Brontë. La scelta di un abito storico, o di uno moderno che ne evochi però le linee e lo spirito, non è mai una mera questione di eleganza, ma un vero attore non parlante nella narrazione complessiva del progetto, il quale – come anticipato dalle prime recensioni – sembra puntare su un’estetica mozzafiato e su una carica emotiva ed erotica molto intensa. Il “method dressing”, del resto, segue una logica precisa: così come l’attrice si cala nella psicologia del ruolo, anche il suo aspetto esteriore deve riflettere quel travaglio interiore, creando un ponte visivo immediato tra lo spettatore e la finzione cinematografica, ancora prima che il film venga effettivamente visto.
L’impatto sul turismo e oltre lo schermo
L’influenza di questa operazione, tuttavia, non si ferma ai red carpet o alle pagine delle riviste di moda. La pellicola, una reinterpretazione audace affidata alle mani della regista premio Oscar Emerald Fennell e che vede Jacob Elordi nel ruolo di Heathcliff, è infatti al centro di una campagna turistica ben orchestrata. VisitBritain, l’ente nazionale per il turismo, ha inserito “Cime Tempestose” nel suo progetto “Starring Great Britain”, puntando i riflettori proprio sullo Yorkshire, la regione che fece da sfondo reale e ispiratore alla vita e all’opera di Emily Brontë. Si tratta di una strategia collaudata, che trasforma i luoghi delle riprese in mete di pellegrinaggio per gli appassionati, generando un indotto economico significativo e ridisegnando le geografie del desiderio dei viaggiatori, attratti non più solo dalla storia in sé ma dall’atmosfera che l’ha generata.
Quando la finzione influenza la realtà
Il fenomeno, in definitiva, illustra un meccanismo culturale di ampia portata: un film di period drama, soprattutto se di forte impatto visivo e emotivo come questo “Cime Tempestose” promette di essere, non si limita a raccontare una storia. Esso, attraverso la forza delle immagini e la visibilità dei suoi interpreti, rilancia nell’immaginario collettivo stili, silhouettes e atmosfere di un’epoca passata, in questo caso quella vittoriana. Quella che Margot Robbie sta portando avanti con coerenza è, dunque, una operazione di semina stilistica: i suoi look, sebbene radicati nel contesto narrativo del film, offrono suggestioni e rielaborazioni che la moda pronta-à-porter e gli stili personali sono pronti a cogliere e a riproporre, facendo di un capitolo della storia del costume la prossima tendenza da indossare.




