La Manovra 2026 è legge, tra conferme, proroghe e dubbi sull'industria
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Redazione Economia
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Con il voto definitivo della Camera dei deputati, avvenuto il 30 dicembre scorso con 216 voti favorevoli, 126 contrari e tre astensioni, la legge di Bilancio per il 2026 ha completato il suo iter parlamentare, trasformandosi in legge e dettando così le nuove regole in materia energetica e ambientale per i prossimi dodici mesi. Il provvedimento, che contiene una serie di misure attese dal mondo produttivo, dalla proroga di alcuni bonus edilizi al super ammortamento per gli investimenti nella transizione digitale, fino alle modifiche al Testo Unico Fer e agli incentivi per la produzione di cosiddetto acciaio verde, porta con sé, tuttavia, non poche perplessità tra le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori, i quali temono che l'efficacia pratica di alcuni strumenti possa essere compromessa da criticità applicative.
Le reazioni dal territorio e il nodo Transizione 5.0
Se da un lato il varo della manovra chiude un percorso legislativo complesso, dall'altro non placa completamente le preoccupazioni di chi rappresenta le imprese. Raffaele Chiappa, presidente di Confcommercio Piacenza, pur esprimendo un moderato apprezzamento per il lavoro svolto, ha sottolineato come il testo finale non abbia esaudito diverse richieste provenienti dal terziario e dal commercio in particolare, settori che si trovano ad affrontare sfide nevralgiche, alcune delle quali solo parzialmente intercettate dalle nuove norme. Un dissenso più marcato, e tecnico, arriva poi dall'Ordine degli ingegneri della provincia di Brescia, guidato da Laura Boldi, il quale punta il dito contro la misura forse più simbolica dell'intero pacchetto: la Transizione 5.0.
Un incentivo che delude le aspettative
Secondo l'ordine bresciano, la misura, che nelle intenzioni avrebbe dovuto costituire un reale sostegno all'industria accompagnandola nella digitalizzazione e nell'efficienza energetica, si scontra invece con "gravi criticità attuative, incertezze normative e notizie contraddittorie", rischiando di vanificare i presupposti positivi del disegno originario. Una valutazione che trova un riscontro preciso nell'analisi di Luca Onnis, chief operating officer di Tinexta Innovation Hub, il quale ha seguito da vicino molti progetti finanziati con i precedenti crediti d'imposta. Onnis osserva come, se da una parte l'agevolazione benefici di un periodo di applicazione più lungo, dall'altra abbia perso di vista "tutto il tema dell'efficientamento energetico", trasformandosi di fatto in un ritorno al vecchio iperammortamento, seppur con un aggiornamento dell'elenco dei beni agevolabili.
Il bilancio tra continuità e opportunità mancate
Questa evoluzione, o involuzione secondo alcuni, della Transizione 5.0 rappresenta emblematicamente il carattere della nuova manovra: un insieme di provvedimenti che garantiscono certamente una necessaria continuità ad alcuni strumenti, come i bonus per la riqualificazione del patrimonio edilizio o gli sgravi per gli investimenti in digitale, ma che sembrano aver smarrito parte della spinta propulsiva e innovativa, soprattutto in un settore cruciale come quello dell'energia. La sensazione, ascoltando gli operatori, è che si sia preferito puntare sulla sicurezza di schemi già collaudati, allungandone semplicemente la vita operativa, piuttosto che progettare meccanismi più audaci e integrati, capaci di spingere contemporaneamente sulla trasformazione digitale e sulla sostenibilità ambientale delle imprese, due facce della stessa medaglia per la competitività futura.




