L'Ue al bivio sull'auto, tra pressing dell'industria e la spinta sull'elettrico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Unione Europea si trova a dover ridisegnare, a pochi anni dalla loro approvazione, le norme che dovrebbero guidare la transizione del settore automotive, un processo il cui esito, come sottolinea Andrea Boraschi di Transport & Environment, potrebbe determinare il futuro industriale del continente, il quale, se non investisse con decisione sulla mobilità a zero emissioni, rischierebbe di trasformarsi in un "museo dell'auto". La Commissione europea, la cui proposta è attesa per dicembre, è infatti al lavoro per rimettere mano al regolamento che, a partire dal 2035, vieta la produzione di nuove vetture a benzina e diesel, un provvedimento che sta scatenando un acceso confronto tra le istituzioni, gli ambientalisti e i grandi costruttori.

Il pressing dell'industria automobilistica

Dall'altra parte della barricata, l'associazione dei costruttori europei, ACEA, sta esercitando una forte pressione affinché Bruxelles riveda gli obiettivi finali, aprendo esplicitamente a un futuro anche per le tecnologie ibride plug-in e a fuel cell oltre la fatidica data. Una posizione di forte chiusura, che non ammette mezzi termini, è stata espressa dall'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, il quale, durante un recente forum di settore a Parigi, ha definito la normativa "semplicemente sbagliata", aggiungendo, in un monito dalle conseguenze potenzialmente gravi per l'occupazione, che il gruppo non investirà ulteriormente in Europa se l'Ue non "tornerà in sé".

Le nuove regole per le flotte aziendali

Parallelamente al negoziato sulle auto private, Bruxelles si appresta a introdurre misure stringenti anche per il trasporto commerciale, con un pacchetto di norme sulle emissioni di CO₂ dedicato alle flotte aziendali che, secondo alcune anticipazioni, potrebbe essere presentato il 16 dicembre. La proposta, che era già circolata in estate, prevede l'imposizione di quote minime di veicoli a zero emissioni, con una soglia che, si ipotizza, potrebbe essere fissata al 50% già a partire dal 2027, un acceleratore considerevole per la diffusione dell'elettrico, ma che desta non poche preoccupazioni in un'industria chiamata a riconvertire i propri processi in tempi molto ristretti.

La posizione degli ambientalisti sulle alternative

In questo dibattito, che vede l'industria automobilistica europea divisa tra chi chiede più flessibilità e chi, come Boraschi, invoca politiche industriali coraggiose, viene messa in discussione anche l'utilità di carburanti alternativi come i biocarburanti, definiti, senza mezzi termini, "inquinanti e inefficienti", una strada che, secondo l'ambientalista, distoglierebbe risorse preziose dagli investimenti realmente necessari. Questi ultimi, a suo avviso, dovrebbero essere indirizzati con priorità assoluta verso due assi strategici: lo sviluppo di una filiera europea delle batterie e una transizione accelerata delle flotte aziendali, considerate un volano fondamentale per la diffusione capillare dei veicoli elettrici e per la creazione di un mercato dell'usato accessibile.

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