Cop29, la protesta degli attivisti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Alla COP29 delle Nazioni Unite sul clima, tenutasi a Baku, è emersa con forza l'urgenza di una riforma delle Conferenze stesse, come denunciato dal prestigioso Club di Roma in una lettera sottoscritta da numerosi personaggi di altissimo profilo. Le critiche si sono concentrate non tanto sulle sedi sempre più prestigiose dei negoziati, quanto piuttosto sul pensiero organizzativo che ne guida lo svolgimento. Gli attivisti per il clima, in segno di protesta, hanno inscenato una manifestazione a margine dei colloqui, chiedendo ai leader mondiali di mantenere le promesse fatte per affrontare il riscaldamento globale. Durante la manifestazione, gli attivisti hanno esposto cartelli e legato nastri a corde, in ossequio a una tradizione religiosa della regione settentrionale del Brasile chiamata "Cirio de Nossa Senhora de Nazaré".
In un contesto di crescente tensione, le autorità hanno imposto restrizioni severe: vietato cantare, alzare la voce o manifestare apertamente, con l'unica concessione di poter mormorare e schioccare le dita. Questo scenario, che ricorda un funerale silenzioso, contrasta nettamente con le imponenti manifestazioni di Glasgow di tre anni fa, quando 100mila persone sfilarono per chiedere azione climatica durante la COP21.
La percezione della transizione energetica come una minaccia è stata definita grottesca, in un mondo che brucia a causa dell'emergenza climatica. Mentre un candidato che abbraccia apertamente il negazionismo climatico viene eletto Presidente degli Stati Uniti, il 2024 si preannuncia come l'anno più caldo di sempre, con temperature che hanno superato per dodici mesi consecutivi la soglia critica di +1.5 gradi di aumento.




