Il peso dell'Irpef in Italia: l'analisi del gettito e la sua distribuzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'architettura del prelievo fiscale in Italia mostra un disequilibrio strutturale, emerso con chiarezza dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi relative all'anno scorso. Quello che si delinea è un panorama in cui la stragrande maggioranza dei contribuenti concorre in misura marginale al gettito complessivo, mentre un gruppo molto più ristretto si fa carico della parte più cospicua della contribuzione. Un meccanismo che solleva interrogativi sulla sostenibilità di un sistema di welfare finanziato in modo così disomogeneo.

I numeri della disparità contributiva

Entrando nel merito dei numeri, elaborati dall’Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi di Itinerari Previdenziali, si osserva come il 37,98% dei contribuenti, quelli collocati negli scaglioni di reddito più bassi, versi appena l’1,19% del totale Irpef. A questo dato si aggiunge quello che riguarda il 72,59% degli italiani i quali dichiarano un reddito non superiore ai 29mila euro: loro, nel loro insieme, corrispondono soltanto il 23,13% dell’intero gettito Irpef. Una percentuale che non sarebbe neppure sufficiente a coprire le voci di spesa pubblica dedicate alla sanità, all'assistenza sociale e all'istruzione.

Il nucleo che sostiene il sistema

La fotografia si fa ancor più netta se si considera la platea di coloro che sostengono materialmente l’onere dell’imposta. Dei contribuenti che effettivamente versano l’Irpef, ben 31 milioni di essi pagano complessivamente solo quel 23% del gettito totale. Il contrappeso a questa situazione è rappresentato da una minoranza, il 27% dei contribuenti, che da sola sopporta il 76% dell’intero carico Irpef. È questo il nucleo, composto da lavoratori dipendenti, professionisti e imprese, sul quale grava il peso principale del sistema.

La fetta di popolazione che non contribuisce

Completta il quadro un ulteriore elemento di criticità: il 43,15% degli italiani, stando ai dati del dossier, non possiede redditi imponibili oppure, per varie ragioni, non li dichiara. Questo significa che poco meno della metà della popolazione non contribuisce direttamente all’erario attraverso l’Irpef, un fatto che acuisce la percezione di uno squilibrio e alimenta il dibattito sull’equità del sistema.

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