L'Irpef, un fardello per pochi che divide l'Italia
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Redazione Interno
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Il sistema fiscale italiano, con l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche che funge da perno, poggia su un paradosso sempre più evidente. Mentre i lavori per la prossima Manovra economica entrano nel vivo, la questione Irpef si conferma al centro del confronto, non solo tecnico ma anche politico, rappresentando plasticamente un meccanismo che, pur essendo progressivo in teoria, nella pratica finisce per concentrare il grosso del gettito su una porzione esigua della popolazione, lasciando ai margini del contributo intere fasce di cittadini.
I dati che rivelano un'Italia spaccata a metà
I dati che emergono dalla dodicesima edizione dell’Osservatorio sulle entrate fiscali curato dal Centro Studi Itinerari Previdenziali e presentato alla Camera dei Deputati con CIDA, dipingono un Paese spaccato in due. Quasi un cittadino su due (il 43,15%) risulta senza redditi dichiarati e, di conseguenza, non versa nemmeno un euro di Irpef. Questa fotografia si combina con un’altra cifra altrettanto significativa: oltre il 78% di tutto il gettito Irpef è concentrato sulle spalle di appena 11,6 milioni di contribuenti, che rappresentano poco più di un quarto del totale di coloro che presentano la dichiarazione.
La fragilità di un sistema basato su pochi contribuenti
Lo squilibrio non è solo una percezione ma una realtà contabile ben precisa. Poco più di un quarto dei contribuenti si fa carico, da solo, di quasi l’ottanta per cento dell’imposta complessiva. Un dato che, se da un lato evidenzia la progressività del prelievo, dall’altro ne svela la fragilità strutturale, creando una base contributiva pericolosamente ristretta per finanziare servizi universali.
Il governo e la sfida del riequilibrio
Il governo, come ha ribadito il viceministro dell'Economia, è al lavoro con l’obiettivo di ridurre il peso fiscale sulle classi medie. Un intento annunciato che deve però fare i conti con una situazione di partenza così disomogenea da rendere qualsiasi intervento di ampia portata un’operazione di delicatissimo equilibrio.
Il paradosso del drenaggio fiscale
Finora, è stato soprattutto il fenomeno del "drenaggio fiscale" (fiscal drag) a determinare un piccolo e parziale riequilibrio. Questo meccanismo, che di fatto tassa maggiormente i redditi non per un aumento delle aliquote ma per la sola inflazione, ha trasferito un peso leggermente maggiore verso quei contribuenti che, pur avendo redditi medi e bassi, pagavano poco o nulla. I numeri raccontano di un Paese in cui il finanziamento del welfare ricade in misura preponderante su una minoranza.




