Mondiali, Riise e la "Viking row" per guidare la Norvegia contro l'Inghilterra
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Redazione Sport
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Una distesa di maglie rosse a perdita d'occhio, un movimento ondulante e sincrono che replica la vogata di un drakkar vichingo. I tifosi norvegesi si preparano alla storica sfida dei quarti di finale contro l'Inghilterra, e a dirigere la carica, brandendo idealmente il tamburo, c'è John Arne Riise. L'ex terzino della Roma, campione d'Europa con il Liverpool nel 2005 e primatista di presenze con la Nazionale norvegese (110 gettoni), ha caricato a dovere l'ambiente alla vigilia del match che si giocherà a Miami.
La posta in palio è altissima: un posto in semifinale contro la vincente di Argentina-Svizzera, con la consapevolezza di aver già scritto una pagina indelebile della storia del calcio scandinavo.
La "Viking row" è diventata il simbolo di questo inaspettato ma solido cammino mondiale, un fenomeno virale che ha contagiato le piazze, i parlamenti e persino le scuole in patria.
Riise, che ha ammesso di non aver ancora avuto modo di eseguirla dal vivo, ha promesso di unirsi al rituale sugli spalti dell'Hard Rock Stadium: "Non l'ho mai fatta perché ho guardato le partite in zone tranquille, ma sabato sarò sugli spalti con gli altri leggende e quando i tifosi inizieranno a remare, mi unirò a loro. Non posso fare altrimenti". L'entusiasmo del recordman di presenze è palpabile e riflette l'umore di un'intera nazione che sogna l'impresa.
Haaland vs Kane, la sfida nella sfida
Il duello a distanza è già nei pronostici e nei pensieri di tutti: da una parte Erling Braut Haaland, il cyborg del Manchester City che ha già timbrato il cartellino per sette volte in questo mondiale, dall'altra Harry Kane, il capitano inglese che lo segue a ruota con sei reti. Una sfida nella sfida che infiamma gli animi, ma che per Riise e per il ct Stale Solbakken non deve diventare l'unico focus della partita.
"Non è un segreto che Kane sia il match-winner numero uno per l'Inghilterra ed Erling lo sia per noi, ma sarebbe un errore sottovalutare il resto della squadra" ha dichiarato Solbakken alla BBC. Riise, dal canto suo, ha elogiato Haaland definendolo "il miglior attaccante del mondo" per potenza, professionalità e comportamento, ma ha ribadito che la forza di questa Norvegia risiede nel collettivo.
Il segreto norvegese: bambini e divertimento
Come ha fatto una nazione di soli 5,6 milioni di abitanti a ritrovarsi ai quarti di finale di un Mondiale dopo 28 anni di assenza? La risposta, secondo Riise, affonda le radici in una filosofia culturale ben precisa e lungimirante. In un'intervista rilasciata a Tuttosport, l'ex terzino ha spiegato che il calcio norvegese ha scelto di proteggere il gioco e il divertimento dei più piccoli: "L'errore più grande del mondo è cercare il prossimo Haaland quando i bambini hanno 8 anni". L'obiettivo, ha proseguito, non è creare il miglior calciatore di 8 anni, ma il miglior ventiduenne.
Un modello che prevede l'assenza di classifiche ufficiali prima degli 11 anni e di campionati nazionali prima dei 13, con l'intento di ridurre pressione e abbandono. Un investimento sul lungo periodo che oggi, guardando i risultati di questa Nazionale, appare assolutamente vincente.
A questo si aggiunge il lavoro del ct Solbakken, capace di creare un'identità di gioco solida e una cultura basata su fiducia e responsabilità. I giocatori arrivano ai grandi club europei con un percorso graduale, passo dopo passo, come ha fatto Haaland prima di esplodere al Manchester City. Un sistema che ha permesso a questa generazione di talenti, da Martin Odegaard a Oscar Bobb, di essere pronta per il palcoscenico mondiale.
La stessa Tore Andre Flo, eroe della vittoria del 1998 contro il Brasile, ha sottolineato come la squadra sia cresciuta anno dopo anno e come il traguardo dei quarti fosse nell'aria, anche se andare oltre rappresenterebbe un sogno.
Sogni di gloria e pronostici per la sfida
La vigilia è carica di attesa e di ottimismo. Riise, che da tifoso ha sempre sostenuto l'Inghilterra nei tornei a cui la Norvegia mancava, ha le idee chiarissime: "Questa volta non ci sono dubbi... Speriamo di poter dare all'Inghilterra una bella batosta". Un'ammissione di forza che fa il paio con la convinzione che, superato lo scoglio dei Tre Leoni, la Norvegia possa seriamente puntare al titolo mondiale. "Prima dell'inizio del torneo non avrei mai pensato che potessimo vincerlo, pensavo che i quarti fossero il massimo. ma ora, per il modo in cui abbiamo giocato e affrontato ogni partita, dico: perché no?". Le statistiche, come quelle dell'Osservatorio Opta, danno l'Inghilterra favorita per il passaggio del turno (50,4% di probabilità di vittoria nei novanta minuti), ma la Norvegia ha già dimostrato di saper ribaltare i pronostici, come nella memorabile notte di New York contro il Brasile. Il ct Solbakken, pur riconoscendo la forza degli avversari, ha scaricato la pressione sugli inglesi, consapevole che la sua squadra può giocarsela fino in fondo con le proprie armi.




