Attacco con droni alla base britannica di Akrotiri a Cipro dopo il via libera di Londra agli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra domenica e lunedì, la base della Royal Air Force situata ad Akrotiri, nell’isola di Cipro, è finita nel mirino di un attacco condotto con un drone, presumibilmente di fabbricazione iraniana, modello Shahed. L’incidente, che ha provocato danni circoscritti alle infrastrutture del presidio militare britannico, non ha purtroppo causato vittime, sebbene il personale presente nella struttura, come misura precauzionale immediata, sia stato in parte evacuato o costretto a mettersi al riparo, seguendo le rigide procedure di sicurezza previste per situazioni di tale gravità. L’allarme era scattato intorno alla mezzanotte ora locale, quando i sistemi di rilevamento avevano segnalato la presenza di velivoli senza pilota in avvicinamento, portando immediatamente all’attivazione dei protocolli difensivi e al decollo di velivoli intercettori della stessa RAF, tra cui caccia Typhoon, per pattugliare lo spazio aereo circostante e prevenire ulteriori minacce.

Questo attacco, lungi dall’essere un episodio isolato, si inserisce in una spirale di tensione che ha visto, nelle ore immediatamente precedenti, il governo di Londra assumere una decisione di portata significativa. Il primo ministro Keir Starmer, infatti, aveva ufficialmente concesso agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare le installazioni militari britanniche, incluse quelle situate sul suolo cipriota, per condurre operazioni belliche definite come “difensive” contro siti missilistici iraniani. La motivazione addotta da Londra risiedeva nella necessità di proteggere gli alleati regionali e il personale britannico dispiegato nell’area, in risposta a quella che è stata descritta come una strategia di terra bruciata portata avanti da Teheran; una scelta, quella di concedere le basi, che di fatto ha trasformato Akrotiri in un obiettivo sensibile e direttamente collegato alle operazioni militari occidentali in Medio Oriente.

Le autorità britanniche hanno confermato che le forze armate stanno gestendo quella che hanno definito una "situazione in corso" e che il livello di protezione delle proprie forze nell'intera regione è stato innalzato al massimo. Fonti della Difesa, interpellate dalla stampa, hanno parlato di un intervento tempestivo da parte dei militari di base per difendere il personale e le strutture, sebbene i dettagli sull'effettiva dinamica dell'impatto e sulla provenienza certa del drone non siano stati ancora divulgati ufficialmente in via definitiva, rimanendo oggetto di verifiche da parte dei servizi di intelligence. L'episodio, tuttavia, segue di poche ore la comunicazione del ministro della Difesa John Healey, il quale aveva già reso noto il lancio di due missili balistici dall'Iran in direzione di Cipro, salvo poi precisare che, dalle valutazioni fatte, l'isola non fosse il bersaglio designato.

La risposta dell'esercito e il contesto di allerta

Il sospetto attacco ha innescato una reazione immediata e imponente da parte del dispositivo militare britannico, con la base di Akrotiri che è diventata l'epicentro di una mobilitazione difensiva. I velivoli militari presenti, inclusi i cacciabombardieri F-35 e gli Eurofighter Typhoon, sono stati fatti decollare d'urgenza per stabilire una presenza aerea continua e dissuadere eventuali secondi attacchi, mentre all'interno della struttura, migliaia tra soldati, personale civile e familiari hanno ricevuto l'ordine di cercare riparo, allontanandosi dalle finestre e posizionandosi dietro mobili pesanti, come in uso durante i canoni classici di un bombardamento. La zona intorno alla base, che si trova nei pressi di Limassol, è stata temporaneamente isolata dalle forze di sicurezza cipriote, le quali sono state allertate e coordinate con i comandi britannici per gestire le conseguenze dell'incidente e prevenire il rischio di ulteriori escalation che potrebbero coinvolgere l'intera isola.

Il nodo politico delle basi e la posizione di Londra

La concessione dell'uso delle basi agli Stati Uniti rappresenta un passaggio politico delicato per il governo Starmer, il quale ha tenuto a sottolineare, con una certa enfasi, che il Regno Unito non ha partecipato ai raid iniziali lanciati da Israele e Stati Uniti contro il territorio iraniano, né intende unirsi ad azioni offensive future, limitando il proprio contributo alla difesa collettiva. Una distinzione, questa, che appare tuttavia labile agli occhi degli analisti, considerato che le infrastrutture messe a disposizione dell'alleato americano sono le stesse che poche ore dopo sono state oggetto dell'attacco con i droni. L'isola di Cipro, membro dell'Unione Europea, si ritrova così al centro di una crisi internazionale dagli sviluppi imprevedibili, con il suo governo costretto a gestire le ripercussioni diplomatiche e di sicurezza di un conflitto che, pur combattendosi altrove, ha eletto il territorio dell'isola a suo avamposto strategico.

Gli sviluppi dell'offensiva iraniana nella regione

Parallelamente all'attacco a Cipro, la rappresaglia iraniana si è manifestata con il lancio di decine di missili balistici e droni verso altri alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente, colpendo obiettivi in Israele e negli stati del Golfo, con Bahrain, Kuwait, Qatar e Giordania finiti nel mirino delle forze di Teheran. In questo contesto di fuoco incrociato, un caccia Typhoon della RAF, operante dalla base in Qatar, è riuscito ad abbattere un drone iraniano nel corso di una missione di pattugliamento aereo difensivo, segnando il primo abbattimento di un velivolo nemico da parte britannica dall'inizio delle ostilità. La risposta militare di Londra, pur dichiaratamente difensiva, si fa dunque sempre più concreta e diretta, allontanando lo spettro di un coinvolgimento passivo e trascinando il Regno Unito, suo malgrado e attraverso le sue basi, sempre più al centro del conflitto in corso.

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