Tridico candida la Calabria alla dignità, ma il ponte divide la politica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Pasquale Tridico, economista di fama ed ex presidente dell’Inps, ora europarlamentare del Movimento 5 Stelle, è ufficialmente il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Calabria. La sua designazione, giunta dopo un complesso negoziato interno alla coalizione, punta a rappresentare un segnale di discontinuità, proponendo un profilo tecnico e indipendente dalle tradizionali logiche di partito. Tridico, il cui nome era circolato per settimane come uno dei possibili, ha immediatamente impresso una chiara direzione alla sua campagna elettorale, indicando le priorità che, a suo giudizio, devono guidare l’azione di governo regionale.
In un’affollata conferenza stampa, ha dichiarato senza mezzi termini che “la Calabria ha bisogno di sanità, lavoro e dignità”, aggiungendo che il Ponte sullo Stretto, progetto da 14 miliardi, “non ha senso”. La sua argomentazione, che ha immediatamente attirato l’attenzione nazionale, si basa su un crudo paragone: “Che senso ha spendere una tale cifra per attraversare lo Stretto in 5 minuti quando ci vogliono 5 ore per percorrere la Calabria da nord a sud?”. Secondo il candidato, le vere emergenze da affrontare sono invece i trasporti interni, la povertà, il potenziamento degli ospedali e la creazione di opportunità occupazionali, questioni che toccano direttamente la vita quotidiana dei calabresi.
La sua posizione netta sul mega-progetto infrastrutturale, unita alla sua biografia professionale, ha scatenato un immediato scontro politico. Da un lato, il leader del M5S Giuseppe Conte è sceso in campo per difenderlo dagli attacchi sferrati da Fratelli d’Italia, che lo dipingono come estraneo ai veri bisogni del territorio; dall’altro, sono arrivate le critiche di Forza Italia, con l’esponente Pasqualina Straface che gli ha intimato di lasciare formalmente il seggio al Parlamento europeo e di impegnarsi a restare in Consiglio regionale anche in caso di una sconfitta elettorale, quasi a volerne mettere alla prova la credibilità.




