Tridico accetta la sfida in Calabria tra salario minimo e no al Ponte
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Redazione Interno
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Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, ha finalmente accettato, dopo quasi venti giorni di pressing e trattative serrate, di scendere in campo come candidato presidente per la coalizione di centrosinistra alle prossime regionali calabresi del 5 ottobre. La sua designazione, fortemente voluta dal Partito Democratico come condizione sine qua non per appoggiare un nome proveniente dall’area pentastellata, pone fine a una fase di stallo che aveva caratterizzato la composizione del cosiddetto “campo largo”.
L’incontro operativo di ieri a Lamezia Terme, da molti considerato l’avvio de facto della campagna elettorale, ha visto Tridico confrontarsi con i rappresentanti di tutti i partiti che compongono l’eterogenea coalizione: dal Pd al M5S, da Avs a +Europa, passando per Italia Viva, Azione, il Psi e altre formazioni minori. Quella che si è delineata, dopo settimane tortuose, è un’alleanza che punta a presentarsi con sette liste a supporto del candidato, sebbene permangano ancora delle incertezze sulla strutturazione dell’area moderata e riformista.
Il programma su cui Tridico intende basare la sua corsa, come emerso dall’incontro, ruota attorno a cardini classici del centrosinistra, quali la sanità, il lavoro e l’occupazione, con una chiara adesione alla proposta del salario minimo e un netto rifiuto verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto, opera definita “inutile e dannosa”. La sua candidatura, tuttavia, non è esente da critiche feroci che giungono dall’avversario di centrodestra, il presidente uscente Roberto Occhiuto.
È stato il suo sfidante diretto, l’esponente di FdI Wanda Ferro, a rilanciare con veemenza gli attacchi del coordinatore calabrese del partito, l’eurodeputato Denis Nesci, il quale ha paragonato Tridico ad altri due “europarlamentari di fresca nomina” – il leghista Francesco Ricci nelle Marche e il dem Vito Decaro in Puglia – che hanno scelto di tornare a contendersi un seggio regionale appena un anno dopo la elezione a Bruxelles. Nesci, attraverso le parole del suo portavoce Andrea Straface, ha sollevato una questione di opportunità politica e coerenza, chiedendo a Tridico se, in caso di sconfitta, sia disposto a fare capo dell’opposizione regionale e perché non si dimetta immediatamente da europarlamentare, ruolo per il quale è stato eletto lo scorso giugno.




