La disfatta della Cremonese contro la Fiorentina getta Nicola nell'occhio del ciclone: "Siamo fragili, ma credo nella salvezza"
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Redazione Sport
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Lo stadio Giovanni Zini, teatro fino a pochi mesi fa di speranze di rinnovato lustro per la piazza, è stato ieri sera il palcoscenico di un ennesimo, amaro capitolo di una stagione storta. Il posticipo della ventinovesima giornata di Serie A, uno scontro diretto dal peso specifico enorme per la lotta per non retrocedere, si è trasformato in un monologo della Fiorentina, capace di imporsi con un netto 1-4 e di conficcare un altro chiodo nella bara delle ambizioni dei grigiorossi. La squadra ospite, quella viola guidata da Paolo Vanoli, ha letteralmente fatto a pezzi le certezze - già traballanti - di una Cremonese che, al cospetto del proprio pubblico, ha mostrato nuovamente tutti i propri limiti, specialmente in fase di non possesso.
Già nei primi quarantacinque minuti la musica era chiara, con i toscani abili a pungere in ripartenza. Al venticinquesimo, un'azione personale di Fabiano Parisi, il cui tiro trova una deviazione decisiva che spiazza Emil Audero infilando la porta sul primo palo, sblocca la contesa. Poco dopo, al trentaduesimo, arriva il raddoppio firmato Roberto Piccoli, lanciato a rete da un filtrante di Robin Gosens che smarca l'attaccante, il quale supera l'estremo difensore in uscita con un tocco sotto misura. Nella ripresa, la situazione non cambia di una virgola: al quarantanovesimo, Dodo, con una giocata di pregevole fattura, salta secco un avversario e infila il pallone alle spalle di Audero per il momentaneo 0. I padroni di casa trovano la forza di reagire solo al cinquantasettesimo, quando David Okereke, rientrato da poco nei convogliati, sigla la rete dell'1-3 su assist di Federico Ceccherini, riaccendendo per un brevissimo istante la fiammella della speranza. Una speranza, però, spenta definitivamente al settantesimo da Albert Gudmundsson, che con un preciso destro su assist dello stesso Piccoli fissa il punteggio sull'1-4 definitivo, regalando ossigeno puro alla classifica viola, ora a quota ventotto punti e fuori dalla zona rossa.
Al termine della gara, l’analisi di Davide Nicola, tecnico della Cremonese, è apparsa lucida nel fotografare l’ennesima prova incolore dei suoi, ma al tempo stesso carica di quella determinazione che rasenta la sfida al destino. “Bisogna avere la forza di crederci ancora”, ha esordito il mister in conferenza stampa, parole che arrivano dopo due ko consecutivi in scontri diretti contro Lecce e, appunto, Fiorentina. Nicola non si è sottratto al giudizio popolare, anzi, ha quasi condiviso la contestazione dei tifosi a fine partita: “La manifestazione di dissenso la condivido, non sono contenti loro e non lo siamo nemmeno noi. È troppo facile farci gol in questo momento”, ha ammesso, sottolineando come la squadra, dopo un avvio incoraggiante, “si spenga emotivamente” alla prima difficoltà.
Una classifica che piange e la forza di crederci ancora nonostante i tre punti di distacco
Il dato numerico, in questi casi, è impietoso e fotografa una crisi che dura ormai da quattordici giornate, un digiuno di vittorie che ha risucchiato la Cremonese al terzultimo posto con soli ventiquattro punti, a meno quattro proprio dalla Fiorentina salvezza e a tre lunghezze dal Lecce che la precede. Eppure, il margine, seppur esiguo, non è ancora incolmabile, e Nicola si aggrappa a questa consapevolezza per provare a scuotere l’ambiente. “La salvezza è a tre punti, ma se giochi con questa fragilità non è facile”, ha proseguito l’allenatore, evidenziando il paradosso di una squadra che, a suo dire, “ha corso e si è impegnata”, ma che al primo contatto con l’avversario “si incendiata”, dimostrando una tenuta mentale a dir poco precaria. La sua riflessione si è poi spostata sulla necessità di proteggere i giocatori da ulteriori sensi di colpa: “In questo momento preferisco guardare i pregi dei miei giocatori, non metterli in condizione di sentirsi in colpa. Dobbiamo trovare la forza per produrre un cambiamento, ma non aggiungendo tristezza o nervosismo”.
L’ora delle scelte: Nicola si mette a disposizione della società, “se non sono l’uomo giusto, facciano la loro scelta e chiuso”
Il tecnico, inevitabilmente, si è trovato a dover rispondere anche del proprio futuro, una domanda che aleggia minacciosa sullo Zini dopo ogni passo falso. La risposta è stata diretta, senza giri di parole, quasi a voler mettere la società di fronte alle proprie responsabilità. “Se non sono l’uomo adeguato, qualcuno faccia la propria scelta e chiuso”, ha dichiarato Nicola, aggiungendo un concetto ancora più forte: “Se sono io il problema, vorrei restare fino alla fine, così divento il capro espiatorio. Io mi concentro su ciò che faccio, non posso vivere con il timore di essere esonerato”. Parole che delineano la posizione di un allenatore che, pur consapevole della precarietà del momento, rivendica il lavoro svolto e la fiducia nel progetto, lasciando però ai piani alti la responsabilità di qualsiasi decisione. “Io ci credo, e non lo dico perché è uno slogan”, ha ribadito, un tentativo estremo di trasmettere convinzione a un gruppo che, sul campo, sembra aver smarrito la bussola.




