Ex Ilva, al via il tavolo permanente a Palazzo Chigi per il rilancio dell'area di Taranto
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Redazione Interno
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Sono iniziati questa mattina a Palazzo Chigi gli incontri sulla vertenza dell'ex stabilimento siderurgico di Taranto, presieduti dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. L'esecutivo ha convocato in successione gli enti territoriali interessati, le organizzazioni datoriali e le rappresentanze sindacali per discutere del futuro del sito produttivo, un nodo industriale e occupazionale che da decenni attende una soluzione strutturale.
Per il governo sono presenti i ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Tommaso Foti e Marina Calderone, oltre al sottosegretario Luigi Sbarra, a testimonianza dell'attenzione trasversale che la vicenda suscita in diverse articolazioni dell'esecutivo.
La proposta di un modello permanente per il coordinamento
Nel corso del confronto con i rappresentanti del territorio, Mantovano ha avanzato una proposta destinata a segnare una svolta nell'approccio alla questione: istituire presso la Presidenza del Consiglio un tavolo permanente dedicato specificamente all'area di Taranto. L'idea ricalca i modelli già sperimentati con successo per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 e per la gestione degli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania, due esperienze in cui il coordinamento centralizzato ha permesso di accelerare i tempi e superare le frammentazioni burocratiche.
L'obiettivo, secondo quanto riferito, è garantire una regia unica e continuativa che possa affiancare le ordinarie procedure amministrative, assicurando un monitoraggio costante sugli interventi di riconversione e bonifica.
La posizione del sindacato e la richiesta di intervento pubblico
Sul fronte sindacale, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito con nettezza la linea già sostenuta nelle scorse settimane, auspicando un ruolo attivo e diretto dello Stato nella gestione della crisi.
"Il sindacato ha avanzato da tempo una proposta molto precisa che chiede che ci sia un intervento pubblico nella società che dovrà dare un futuro e chiede che ci siano investimenti per continuare a produrre acciaio superando gli altoforni, ma continuando a produrre acciaio nel nostro Paese", ha dichiarato Landini a Roma, sottolineando come la vertenza non possa essere ridotta a un mero passaggio di proprietà ma debba inserirsi in una più ampia strategia industriale nazionale.
Le parole del leader sindacale arrivano a poche settimane dall'annuncio del governo, risalente all'inizio di settembre, di avviare una nuova procedura di gara per la cessione dell'impianto, dopo le manifestazioni di interesse pervenute da parte di gruppi industriali internazionali, incluso il colosso indiano Jindal Steel.
Il contesto giudiziario e ambientale che grava sull'impianto
Il rilancio dello stabilimento, tuttavia, si scontra con un quadro giudiziario e ambientale particolarmente gravoso. A fine luglio, la Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione delle attività del reparto a caldo dello stabilimento entro 90 giorni, a causa delle emissioni inquinanti e della presenza di amianto che hanno determinato un'incidenza di mesoteliomi pleurici nella popolazione locale quattro volte superiore alla media attesa.
Lo stesso tribunale ha subordinato la ripresa della produzione alla rimozione completa dei materiali pericolosi e alla drastica riduzione del particolato fine, ponendo di fatto un termine stringente per la riconversione dell'impianto verso tecnologie più pulite, come l'idrogeno.
In questo scenario, la proposta di un tavolo permanente mira a coordinare gli interventi di bonifica con il cronoprogramma industriale, cercando di conciliare le esigenze produttive con le prescrizioni della magistratura, mentre il governo lavora per garantire la continuità aziendale attraverso un decreto legge che scongiuri il blocco totale degli impianti.
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