Vitamina D e sonno: quando assumerla per trarne beneficio? Parla la nutrizionista

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è soltanto la “vitamina del sole”, né andrebbe relegata al solo ruolo di alleata delle ossa. La vitamina D, o meglio, il pro-ormone che regola l’omeostasi del calcio e del fosforo, esercita funzioni ben più complesse e, in parte, ancora oggetto di studio da parte della comunità scientifica. Tra queste, spicca la sua influenza sul sistema nervoso e, di conseguenza, sulla qualità del riposo notturno. La dottoressa Chiara Boscaro, biologa nutrizionista presso l’Istituto Clinico San Siro di Milano e gli Istituti Clinici Zucchi di Monza del Gruppo San Donato, conferma questo legame: la sostanza agisce anche sul sistema nervoso, con ripercussioni dirette sul sonno. Il meccanismo, sebbene non del tutto chiarito in ogni suo passaggio, sembrerebbe coinvolgere la modulazione di alcuni ormoni, come la melatonina, e dei neurotrasmettitori, incidendo sul ciclo sonno-veglia e sulla percezione del dolore, come evidenziato da alcune ricerche che la vedono protagonista anche nella gestione delle condizioni dolorose croniche -8-10. Ci si chiede, allora, se e come si debba integrare questa sostanza per massimizzarne i benefici, specialmente per chi soffre di disturbi del sonno o vive in contesti di scarsa luminosità.

Il momento dell’assunzione e l’importanza dei grassi

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non esiste un'ora del giorno universalmente valida e più efficace di un'altra per assumere gli integratori di vitamina D, sebbene molti esperti tendano a sconsigliare l'assunzione serale per un motivo preciso: la potenziale interferenza con la produzione di melatonina, l'ormone che favorisce l'addormentamento -5. La scelta del momento, pertanto, diventa funzionale all’obiettivo e alla routine del singolo individuo. Ciò che conta davvero, al di là dell'orologio, è la modalità di assunzione: essendo una vitamina liposolubile, la sua assimilazione da parte dell'organismo richiede la presenza di grassi. Assumerla a stomaco vuoto, magari con un semplice sorso d'acqua, rischia di vanificarne l'assorbimento, riducendo drasticamente l'apporto effettivo. Il consiglio, come ribadito da più fonti, è di integrarla durante un pasto o massimo trenta minuti dopo, preferibilmente in abbinamento a cibi che contengano grassi sani, come un avocado, delle uova o del pesce grasso -1-6.

I segnali di una carenza e i limiti dell’integrazione fai-da-te

La difficoltà, per molti, non risiede solo nell'assumere la giusta quantità di vitamina D, ma anche nel comprendere se i livelli ematici siano effettivamente nella norma. Una carenza, spesso asintomatica nelle fasi iniziali, può manifestarsi con stanchezza cronica, debolezza muscolare e, appunto, un sonno non ristoratore, ma questi sono segnali facilmente confondibili con altre condizioni. È il caso di ricordare che, nonostante la diffusione di test sierologici e la facilità con cui si acquistano integratori, l'autoprescrizione può rivelarsi non solo inutile ma, in alcuni casi, controproducente. Esiste infatti una condizione di tossicità, l'ipervitaminosi D, che si verifica quando si accumulano dosi eccessive della sostanza nel sangue, solitamente a causa di un uso prolungato e improprio di integratori ad alto dosaggio -2. I sintomi di questo eccesso, che possono includere nausea, vomito, calcificazioni vascolari e gravi problemi renali, sono l'opposto di ciò che si spera di ottenere -2-3.

I cofattori necessari e le ragioni di un insuccesso terapeutico

Un altro aspetto su cui gli specialisti pongono l'accento è la ragione per cui, in alcuni pazienti, i livelli di vitamina D rimangono ostinatamente bassi nonostante l'assunzione regolare di integratori. Il fenomeno, più frequente di quanto si creda, è spesso dovuto alla mancanza dei cosiddetti cofattori, micronutrienti essenziali per l'attivazione e il metabolismo della vitamina stessa. Il magnesio, ad esempio, è un minerale cruciale in questo processo: senza di esso, la vitamina D introdotta fatica a essere convertita nella sua forma biologicamente attiva. Allo stesso modo, la vitamina K2, lo zinco e il boro giocano ruoli sinergici fondamentali -7. Ignorare questi meccanismi significa, di fatto, vanificare l'integrazione, continuando a convivere con una carenza che, a lungo andare, potrebbe perpetuare disturbi del sonno e altre disfunzioni legate a un sistema immunitario inefficiente o a un alterato metabolismo del calcio -3-8. La strada maestra, quindi, rimane quella di un approccio misurato e consapevole, che parta da un esame del sangue per valutare i reali fabbisogni e che si avvalga del parere di un professionista per dosare e scegliere la tipologia di integratore più adatta, sia esso D2 o la più biodisponibile D3 -1.

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