Camorra, il rientro da Ibiza e l’arresto a bordo dell’aereo per l’omicidio De Marco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato il momento dell’atterraggio, il decollo delle ruote che toccano la pista e il rullaggio verso il gate, perché gli agenti della squadra mobile della Questura di Napoli chiudessero il cerchio intorno a un pregiudicato che ritenevano, da settimane, uno degli artefici di un omicidio eccellente, destinato a riaprire gli equilibri della camorra nella periferia est del capoluogo campano.

L’uomo, che gli inquirenti indicano come esponente del clan D’Amico-Mazzarella, egemone a San Giovanni a Teduccio, aveva appena concluso una vacanza a Ibiza in compagnia di familiari e amici, quando gli investigatori, che ne seguivano con attenzione ogni spostamento, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

La vacanza a Ibiza e il blitz all’aeroporto di Capodichino

Raffaele Busiello – questo il nome del soggetto finito in manette – è stato intercettato all’aeroporto di Capodichino non appena l’aereo, proveniente dalle Baleari, ha parcheggiato al terminal, e l’operazione, condotta senza che gli altri passeggeri si accorgessero di nulla, ha messo fine a una latitanza che, di fatto, era durata lo spazio di qualche giorno, quello necessario per godersi una breve parentesi di vacanza.

Gli agenti, dopo aver ricostruito il presunto ruolo del pregiudicato nell’esecuzione dell’omicidio di Salvatore De Marco, avevano predisposto un servizio di osservazione e pedinamento, monitorando i movimenti dell’indagato sin dal suo imbarco a Ibiza, in modo da agire con certezza al momento del rientro in Italia, evitando qualunque rischio di fuga o di inutile assembramento in un luogo pubblico come lo scalo aeroportuale.

L’omicidio di Salvatore De Marco, un delitto in piena regola

Il fatto di sangue al quale Busiello è chiamato a rispondere, in concorso con altri soggetti ancora al momento non identificati, risale allo scorso 2 marzo, quando Salvatore De Marco, trentaquattrenne legato al clan Rinaldi, venne raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco mentre si trovava a bordo di un’automobile in via Sorrento, nel quartiere San Giovanni a Teduccio.

La vittima, che secondo le prime ricostruzioni era in attesa della moglie intenta in alcune compere nelle vicinanze, non ebbe scampo e l’esecuzione, avvenuta in pieno giorno e a poca distanza da un istituto scolastico, assunse immediatamente i contorni di un messaggio intimidatorio di rara violenza, tale da far temere una possibile escalation tra i gruppi criminali che si contendono il controllo del territorio.

Le modalità con cui venne portato a termine il delitto, del resto, avevano destato forte preoccupazione negli ambienti investigativi, poiché la scelta del luogo e dell’orario sembrava volutamente studiata per impressionare l’opinione pubblica e, al tempo stesso, per lanciare un segnale preciso alla fazione avversaria, in un contesto già reso fragile da equilibri interni al mondo della malavita organizzata.

Le indagini della Dda e la svolta investigativa

A distanza di alcune settimane dal delitto, gli inquirenti sono riusciti a mettere insieme un quadro indiziario ritenuto sufficiente per richiedere e ottenere dal giudice per le indagini preliminari la misura cautelare nei confronti di Busiello, al quale viene contestato il concorso nell’omicidio di De Marco, anche se al momento non sono stati resi noti né i dettagli del suo presunto contributo materiale all’esecuzione né l’eventuale movente che avrebbe spinto i vertici del clan D’Amico-Mazzarella a colpire proprio quel bersaglio.

La Dda di Napoli, che coordina le indagini, ha seguito con particolare attenzione le tracce emerse dai servizi di intercettazione e dai riscontri tecnici effettuati nelle settimane successive al delitto, arrivando a individuare nell’indagato un elemento chiave del commando che agì all’alba del 2 marzo, e l’arresto eseguito a bordo del velivolo rappresenta, nelle intenzioni della procura antimafia, un primo importante tassello per arrivare a una ricostruzione completa dell’intera vicenda.

La scelta di attendere il rientro dalla vacanza, d’altronde, testimonia la volontà degli investigatori di agire nel momento più favorevole per l’acquisizione della prova e per la sicurezza dell’operazione, senza incorrere in complessità procedurali legate alla posizione di latitanza all’estero, benché l’indagato, stando a quanto ricostruito, avesse fatto rientro in Italia di sua spontanea volontà, forse ignaro di essere stato individuato come uno dei principali responsabili del fatto di sangue.

Il contesto criminale e le ripercussioni sul territorio

L’omicidio di Salvatore De Marco, nipote di esponenti di spicco del clan Rinaldi, aveva immediatamente fatto scattare l’allarme tra gli operatori di polizia e gli osservatori del fenomeno camorristico, perché il delitto si inseriva in una fase di potenziale tensione tra le consorterie che operano nella zona orientale di Napoli, dove il clan D’Amico-Mazzarella cerca da tempo di consolidare il proprio predominio sfidando le storiche famiglie rivali.

La cattura di Busiello, dunque, non solo fornisce un primo elemento di risposta a un assassinio che aveva scosso il quartiere, ma rappresenta anche un segnale della capacità investigativa di intercettare i movimenti, anche quelli apparentemente più innocui come una vacanza in famiglia, dei soggetti ritenuti al vertice o comunque coinvolti nei circuiti della criminalità organizzata.

Resta ora da comprendere, attraverso il prosieguo delle indagini e gli eventuali sviluppi processuali, se l’arresto del presunto esecutore o mandante possa aprire la strada a ulteriori provvedimenti nei confronti di altri complici, o se invece la posizione dell’indagato resti circoscritta al ruolo già emerso dalle risultanze investigative, in attesa dell’interrogatorio di garanzia e delle decisioni del giudice riguardo alla convalida della misura restrittiva.

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