Attacchi Usa all'Iran, la nona notte di raid alza la tensione

Attacchi Usa all'Iran, la nona notte di raid alza la tensione
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli attacchi Usa all'Iran sono arrivati alla nona notte consecutiva, con nuovi raid americani contro diverse aree del Paese e una risposta di Teheran che ha coinvolto lo Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale americano (Centcom), le operazioni hanno colpito siti di difesa aerea, sorveglianza costiera e capacità marittime della Repubblica Islamica. Tra le città indicate come obiettivi figurano Sirik, Jask, Tabriz e Chabahar, mentre l'Iran ha rivendicato attacchi contro una base americana in Kuwait e contro due petroliere a Hormuz.

La nuova fase dello scontro tra Stati Uniti e Iran

La tensione tra Stati Uniti e Iran è aumentata con il proseguimento delle operazioni militari e con il coinvolgimento dello Stretto di Hormuz, uno dei punti centrali della crisi. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato gli alleati di Washington a contribuire alla navigazione nell'area attraverso mezzi militari o risorse finanziarie. La richiesta arriva nel nono giorno consecutivo dei nuovi attacchi americani contro l'Iran, descritti come progressivamente più intensi.

Secondo Rubio, Teheran starebbe utilizzando il controllo del passaggio marittimo come leva nei confronti della Comunità internazionale. La questione dello Stretto di Hormuz è diventata uno degli elementi principali dello scontro, perché le difficoltà nella navigazione hanno iniziato a riflettersi anche sui mercati energetici. La crisi coinvolge quindi non solo le operazioni militari tra Stati Uniti e Iran, ma anche il trasporto delle petroliere e le conseguenze economiche legate al settore energetico.

Petrolio e gas reagiscono alla crisi nello Stretto di Hormuz

L'escalation tra Stati Uniti e Iran ha spinto i mercati a valutare gli effetti sulla circolazione delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Brent ha superato la soglia dei 90 dollari al barile, con i future saliti di 2,09 dollari, pari al 2,37%, fino a 90,19 dollari, il livello più alto dall'11 giugno. I rialzi sono collegati ai timori che la ripresa dei combattimenti in Medio Oriente possa interrompere il trasporto di greggio.

Nelle contrattazioni asiatiche il prezzo del petrolio ha continuato a crescere dopo i nuovi attacchi contro l'Iran e dopo l'incendio di una nave nello Stretto di Hormuz. Il Brent ha guadagnato il 2,6% arrivando a 90,4 dollari al barile, dopo aver superato anche quota 91 dollari, con valori indicati come i più elevati da giugno. La situazione sul passaggio marittimo resta al centro dell'attenzione per gli effetti sul commercio energetico e sulle quotazioni internazionali.

La nona notte di attacchi Usa all'Iran ha quindi segnato un nuovo passaggio nello scontro tra Washington e Teheran, con operazioni militari, reazioni iraniane e una crescente attenzione sul ruolo dello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni degli esponenti americani e i movimenti dei mercati mostrano come la crisi si stia sviluppando su più fronti, dalle azioni sul territorio iraniano fino alle conseguenze sul traffico marittimo e sui prezzi dell'energia.

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