Anguillara si stringe ai funerali dei genitori di Carlomagno, il sindaco proclama il lutto cittadino
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Redazione Interno
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Un silenzio carico di dolore, spezzato solo dal suono delle campane e da applausi liberatori, ha avvolto questa mattina Anguillara. Nella chiesa della Regina Pacis si sono celebrati i funerali di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, la coppia che si è tolta la vita lo scorso 24 gennaio, pochi giorni dopo l’arresto del figlio maggiore, Claudio, reo confesso del femminicidio di Federica Torzullo. Per l’occasione, il sindaco Angelo Pizzigallo ha disposto la bandiera a mezz’asta e proclamato una giornata di lutto cittadino, un atto formale che riflette il turbamento di un’intera collettività di fronte a una tragedia che, partita da un omicidio, ha moltiplicato il suo carico di sofferenza. Circa un migliaio di persone, un numero significativo per la cittadina, ha preso parte all’ultimo saluto, accalcandosi all’esterno del luogo di culto, mentre all’interno il figlio minore, Davide, seguiva la cerimonia accanto alle bare dei genitori.
Il saluto della cittadinanza e il peso delle lettere
Al passaggio dei feretri, il gesto di un drappello di vigili urbani che si è messo sull’attenti ha segnato un momento di commossa formalità. Tra le molte corone di fiori, alcune provenivano da istituzioni locali, come il Consiglio comunale e il di polizia municipale, e dagli ex colleghi di Maria Messenio, che aveva servito per anni nel commissariato di polizia Villa Glori a Roma. Un dettaglio, quest’ultimo, che aggiunge un ulteriore strato di drammaticità alla vicenda. I due coniugi, secondo quanto emerso, hanno lasciato una lettera indirizzata proprio al figlio Davide, nella quale avrebbero spiegato le ragioni del loro gesto estremo, facendo riferimento esplicito all’insostenibile pressione mediatica e alla gogna sui social network seguita all’arresto del figlio e alla scoperta del delitto. Una testimonianza scritta che, sebbene non resa pubblica, pesa come un macigno sul già gravoso clima emotivo.
La ricerca della verità di Stefania Torzullo
Mentre ad Anguillara si chiudeva un capitolo di strazio, un’altra voce si è levata altrove, puntando dritta al cuore dell’inchiesta giudiziaria. È quella di Stefania Torzullo, sorella di Federica, la ventottenne brutalmente uccisa. Attraverso una lettera inviata alla redazione del programma televisivo “Quarto Grado”, la donna ha espresso con fermezza la sua volontà di incontrare il cognato Claudio Carlomagno, attualmente detenuto. “Credo sia doveroso per me, la sorella della vittima, incontrare Claudio perché sta mentendo e continua a mentire su quello che è successo a mia sorella”, ha scritto senza mezzi termini Stefania Torzullo. Una richiesta che travalica il desiderio di un confronto privato e si configura come un appello pubblico alla giustizia, spinto dalla convinzione che la verità sull’omicidio non sia stata ancora completamente dissepolta, nonostante la confessione dell’indagato.
Il monito del parroco e un paese diviso dal dolore
Alla fine della celebrazione funebre, il parroco ha invitato tutti al silenzio, un invito che suona come un monito a una riflessione profonda e a un rispetto che vada oltre le polemiche. Le esequie di oggi, infatti, hanno messo in scena la complessa e dolorosa stratificazione di una stessa vicenda: da un lato, il cordoglio per due vite spezzate da una scelta disperata, dall’altro, l’irrisolta e lancinante ricerca di giustizia per una giovane donna strappata alla vita. Anguillara, con i suoi cittadini accorsi in massa e le sue istituzioni in lutto, porta ora il peso di entrambe queste ferite. La storia, che ha sconvolto la tranquillità della località sul lago di Bracciano, non si è chiusa con i funerali, ma prosegue lungo due binari paralleli e ugualmente tragici: quello della memoria dei defunti e quello dell’instancabile domanda di verità da parte dei superstiti di Federica.




