Venezia 2025, il red carpet è una questione di stile e di esperienza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La terza giornata della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025 ha offerto, nel suo consueto defilé sul red carpet, un campionario significativo di come l’approccio alla passerella più fotografata del cinema possa rivelare carattere e professionalità. La sfilata, inaugurata nel primo pomeriggio dai protagonisti del film "A pied d’oeuvre" di Valérie Donzelli, ha visto la regista e attrice francese optare per un totale look nero, valorizzato da un bomber in pelle chiara, mentre i suoi attori, Bastien Bouillon e Virginie Ledoyen, hanno scelto outfit di sicura eleganza: lui con un abito scuro classico, lei con un lungo dress adornato da piccoli pois rossi, dimostrando una conoscenza di base delle regole non scritte dell’evento.
In questo contesto, però, è emerso con chiarezza il divario tra chi il red carpet lo vive per professione consolidata e chi, invece, sembra ancora alle prese con le sue dinamiche. Emanuela Fanelli, il cui tentativo di scioltezza è apparso a molti come una forzatura, ha ricordato inevitabilmente, in una posa poco naturale e quasi disperata, la celebre immagine di Madama Doré. In casi simili, più che la figura dello stylist, verrebbe da pensare che sarebbe utile l’intervento di un coreografo, o quantomeno la consultazione di un prontuario per evitare passi falsi.
All’estremo opposto si è collocata la performance di Isabeli Fontana, modella e vera volpe del red carpet, la quale ha dimostrato di saper padroneggiare alla perfezione l’arte di catturare l’attenzione e infiammare i fotografi, già di per sé numerosi e agguerriti. Senza bisogno di ricorrere alla celebre «mossa» di Sophia Loren, il suo look, che le è valso un voto simbolico di 7,5, è stato un esempio di come l’esperienza si trasformi in presenza scenica e controllo assoluto della situazione.




