Villa Pamphili, l’americano Kaufmann e quelle due settimane nel parco prima del delitto
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Redazione Interno
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Per quindici notti, tra gli alberi di Villa Pamphili, Francis Kaufmann — nome d’arte Rexal Ford — ha condiviso il sonno con Anastasia Trofimova e la loro bambina, Andromeda, prima che la loro storia finisse in un duplice omicidio. Un’esistenza ai margini, quella del californiano e della sua famiglia, divisa tra il parco e il mercato di San Silverio, dove cercavano cibo e un momento di normalità. Ma quella routine, fatta di piccoli gesti di sopravvivenza, nascondeva qualcosa di più sinistro.
Gli investigatori, incrociando i tabulati telefonici e i dati di localizzazione, hanno ricostruito gli ultimi giorni dei tre prima del delitto. Ogni mattina lasciavano il parco per raggiungere il mercato, dove si lavavano e facevano colazione, prima di tornare tra gli oleandri di Villa Pamphili. Un’esistenza precaria, lontana anni luce dai trascorsi di Anastasia, che aveva studiato in Siberia con una passione per i trasporti e si era trasferita a Malta per perfezionare l’inglese. Fu lì che incontrò Kaufmann, un incontro che, secondo la madre Tatiana, le «distrusse l’esistenza».
«Un fantasma», lo definisce oggi Tatiana Trofimova, ricordando come l’uomo impedisse ad Anastasia di confessarle di vivere da senzatetto. Dopo aver lasciato un appartamento a Trastevere, la famiglia aveva trovato rifugio nel parco, fino a quando, cinque giorni dopo i delitti, Kaufmann è fuggito in Grecia, lasciando dietro di sé due corpi senza vita. Quello della figlia, di nemmeno un anno, è stato rinvenuto poco distante da quello della madre.




