Il quadro nazionale delle vaccinazioni pediatriche: tra eccellenze e allarmanti ritardi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Mentre l’attenzione pubblica è spesso attratta da polemiche sterili, il recente report del Ministero della Salute sulle coperture vaccinali per l’infanzia e l’adolescenza, riferito ai nati nel 2022, delinea una fotografia del Paese a due, se non a tre, velocità. Un divario geografico netto, che tradisce non solo un approccio diseguale alla prevenzione sanitaria ma anche rischi concreti per la salute collettiva, come sottolineano con preoccupazione gli specialisti. «La pericolosità di certe malattie, contro le quali esiste un presidio efficace e sicuro, viene sottovalutata», avverte un pediatra, citando in particolare il morbillo e il papilloma virus (Hpv), «e l’ascolto di teorie antiscientifiche mette a repentaglio il benessere di tutti».
Il primato virtuoso del Molise e il passo avanti della Toscana
Contro ogni stereotipo, è il Molise a guidare la classifica della prevenzione, distinguendosi come regione leader a livello nazionale. I dati, infatti, parlano chiaro: con una copertura del 98,11% per il vaccino contro il morbillo a 24 mesi di età, la piccola regione ottiene il risultato più alto in Italia, ponendosi come esempio virtuoso. Non si tratta di un caso isolato, poiché anche per la poliomielite – una di quelle piaghe del passato che la scienza ha reso un ricordo lontano – il Molise si attesta al vertice, superando con altri dieci territori, tra regioni e province autonome, la soglia del 95% raccomandata. Un passo avanti significativo, d’altronde, lo compie pure la Toscana, i cui indicatori di copertura per l’età pediatrica superano costantemente sia la media nazionale sia, in molti casi, le soglie di sicurezza stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Queste performance positive dimostrano come un sistema sanitario organizzato e una comunicazione efficace possano garantire l’adesione ai programmi di immunizzazione.
La situazione critica della Sicilia e il rischio di focolai
All’estremo opposto di questo ideale grafico a barre si colloca, purtroppo in modo persistente, la Sicilia, che si conferma fanalino di coda nella penisola per le vaccinazioni pediatriche. Il report ministeriale evidenzia le coperture più basse d’Italia, registrando forti criticità soprattutto dopo il quinto anno di vita, fase in cui sono previsti importanti richiami. Questa condizione di ritardo cronico non rappresenta un mero dato statistico, bensì un pericoloso vulnus nello scudo immunitario che protegge l’intera popolazione, bambini e adulti fragili in primis. La bassa adesione alle vaccinazioni, che qualcuno continua erroneamente a definire “obbligatorie” sebbene siano inserite in un offerta attiva e gratuita, crea infatti le condizioni per la riemergenza di patologie infettive, come appunto il morbillo, con il concreto rischio di focolai estesi e di casi complicati.
L’importanza dei richiami e la sfida dell’adolescenza
Il quadro complessivo, del resto, non si esaurisce con le sole vaccinazioni del primo biennio di vita, sebbene quelle costituiscano la base imprescindibile. Le differenze regionali, come annotato dal rapporto, si acuiscono ulteriormente osservando le coperture in età prescolare e negli adolescenti, fasce d’età cruciali per consolidare l’immunità o per proteggersi da infezioni il cui impatto si manifesta più tardi. È il caso emblematico del vaccino contro l’Hpv, raccomandato sia per le femmine sia per i maschi, la cui finalità è prevenire tumori che possono svilupparsi a distanza di anni dal contagio. La disomogeneità nell’accesso e nell’adesione a questi presidi, dunque, non solo mina l’equità del sistema sanitario ma compromette l’efficacia stessa di uno strumento di salute pubblica che, per sua natura, raggiunge il massimo risultato quando la partecipazione è ampia e uniforme sul territorio.




