Il Drappellone di Teodora Axente per il Palio dell’Assunta 2026, un’estetica contemporanea che divide tra entusiasmi e perplessità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La presentazione del Drappellone che sarà assegnato alla Contrada vincitrice della Carriera del 16 agosto, e che quest'anno porta la firma della pittrice romena Teodora Axente, ha acceso un dibattito che travalica i confini della cronaca paliesca per andare a toccare il nervo scoperto del rapporto tra arte contemporanea e devozione popolare.
L'opera, svelata nel pomeriggio di lunedì 10 agosto nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico al termine dello squillo delle chiarine e con l'introduzione della sindaca Nicoletta Fabio, è stata accolta con toni per lo più entusiastici dalla stampa locale che ne ha lodato la dolcezza del volto della Vergine e la forza espressiva dello sguardo, in un presunto dialogo ideale con la lezione di Simone Martini; eppure, proprio quella figura mariana, volutamente distante dagli stereotipi della tradizione iconografica, ha suscitato perplessità in una parte del pubblico e in alcuni osservatori, i
Quali vi leggono una freddezza, una lontananza dalla mitezza e dalla dolcezza che da secoli caratterizzano la grammatica del sacro nella pittura senese.
Un’estetica contemporanea tra metamorfosi e devozione
Il Drappellone, che quest'anno assume un significato particolare essendo dedicato alla Madonna dell'Assunta e al V centenario della Battaglia di Camollia, intreccia nella sua composizione elementi di metamorfosi e memoria storica, ma è proprio la resa del volto della Vergine a rappresentare il fulcro della discussione.
La scelta di Teodora Axente, artista di chiara fama e proveniente da un contesto culturale diverso da quello senese, porta con sé una forte libertà stilistica che, se da un lato viene apprezzata come segno di vitalità e apertura, dall'altro rischia di smarrire quella grammatica visiva e spirituale che i senesi riconoscono come patrimonio identitario, specialmente in un'occasione solenne come la Carriera dell'Assunta, che è da sempre la corsa più importante dell'anno paliesco.
La tensione tra la ricerca di nuovi linguaggi estetici, che l'arte contemporanea persegue quasi per definizione, e la necessità di rappresentare un'icona religiosa che deve parlare al cuore dei fedeli e dei contradaioli, si fa qui particolarmente evidente, e l'opera di Axente sembra collocarsi proprio su questo crinale, provocando reazioni opposte che vanno dallo stupore al rifiuto.
Il ruolo della committenza e il margine di manovra del Comune
Per comprendere le dinamiche che hanno portato alla realizzazione di quest'opera, e per inquadrare il margine di manovra dell'amministrazione pubblica in un processo che è insieme artistico e istituzionale, abbiamo sentito Mauro Civai, direttore del Museo civico e funzionario addetto alle attività culturali del Comune, che ha seguito a lungo la realizzazione dei drappelloni.
Interrogato sul ruolo della committenza, Civai ha spiegato che l'amministrazione individua il pittore attraverso un concorso oppure con una scelta del sindaco, indicando quali sono gli obblighi cui l'artista deve attenersi, ma la sostanza del rapporto cambia radicalmente a seconda del metodo di selezione.
Quando si sceglie un bozzetto in un concorso è più facile, perché si sa già cosa sarà realizzato, ma quando si individua un artista di chiara fama, come è avvenuto in questo caso, la questione si complica e dipende dal rapporto che si instaura, magari con l'intermediazione di un operatore culturale che funge da ponte tra le esigenze della committenza e la libertà espressiva dell'autore.
Questa dinamica, tipica dei processi di produzione artistica contemporanea, lascia alla fine un margine di intervento reale per l'amministrazione che è spesso più teorico che pratico, soprattutto quando ci si trova di fronte a un nome affermato e a un'opera che viene consegnata come un unicum, quasi un oggetto chiuso in sé stesso, sul quale è difficile intervenire senza snaturarne il senso.
Il punto di vista della Curia e il silenzio del cardinale
Il dibattito sul Drappellone non ha mancato di coinvolgere le gerarchie ecclesiastiche, data la natura mariana della ricorrenza, e in particolare il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, che interpellato sull'opera di Teodora Axente ha scelto una posizione di cautela, se non di sostanziale astensione dal giudizio.
Il cardinale ha infatti dichiarato che l'arte contemporanea può suscitare giudizi opposti, e che per qualcuno può essere stupefacente mentre per altri risulta bruttissimo, e che ognuno è libero di esprimere ciò che crede, aggiungendo però che, in questo senso, preferisce astenersi da un giudizio specifico, anche per non doverne dare uno su ogni Drappellone che viene realizzato di anno in anno.
L'atteggiamento del porporato, che pure in passato aveva manifestato l'opportunità di un occhio da parte della Curia durante la fase di preparazione dei drappelloni, appare in questa circostanza improntato a una diplomazia che lascia spazio alle diverse sensibilità, pur segnalando una distanza, anche solo percettiva, tra l'iconografia tradizionale e l'opera presentata, tanto più che Lojudice ha contrapposto idealmente il Drappellone scuro e complesso di Axente a quello di luglio, che era tutto chiaro con i cavalli imbizzarriti, quasi a sottolineare una differenza di registro e di approccio che
Non può essere ignorata. La scelta di non entrare nel merito, in fondo, rappresenta già di per sé un messaggio, e lascia intendere che la rappresentazione della Vergine, per quanto formalmente rispettosa dei canoni, non trova piena sintonia con la sensibilità devozionale che la Curia esprime, pur nella consapevolezza che l'arte contemporanea, per sua natura, sfugge a definizioni univoche e a giudizi perentori.
Le reazioni e il significato dell'opera nella tradizione senese
Il Drappellone di Teodora Axente si inserisce quindi a pieno titolo in quella lunga e affascinante storia di committenze artistiche che accompagnano il Palio di Siena, un percorso che ha visto alternarsi maestri del Novecento e artisti contemporanei, ognuno dei quali ha misurato la propria visione con il tema sacro e civico della corsa.
L'opera, che sarà consegnata alla Contrada vincitrice al termine della Carriera del 16 agosto, rappresenta un documento importante del nostro tempo, un frammento di estetica contemporanea che si confronta con la tradizione e con la fede di una città che ha fatto della sua identità un baluardo di resistenza culturale.
E se è vero che la Vergine dipinta da Axente appare a molti poco materna, fredda e lontana dalla dolcezza e dalla mitezza della devozione cristiana, è altrettanto vero che l'arte, specialmente quella che si confronta con il sacro, non ha mai avuto il compito di rassicurare, ma piuttosto quello di interrogare, di scuotere, di portare lo spettatore a guardare con occhi diversi ciò che credeva di conoscere.
L'entusiasmo della stampa locale e le perplessità di una parte del pubblico, così come il silenzio eloquente del cardinale, raccontano proprio questa dialettica, che è fisiologica e forse necessaria in una città come Siena, dove il Palio non è solo una corsa, ma un rito totale che coinvolge storia, arte, fede e appartenenza, e dove ogni Drappellone diventa un capitolo di una narrazione collettiva che non smette mai di essere riscritta.
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