Teodora Axente e il Drappellone del Palio, un percorso al femminile tra arte e tradizione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In principio fu Maria di Maria, nel lontano 1921, quando la sua mano tracciò la prima volta il destino di un Drappellone destinato a diventare icona; e poi, per oltre sessant'anni, quel solco rimase apparentemente immutato, quasi che l'arte del Palio fosse un privilegio esclusivamente maschile. Ma la storia, si sa, è fatta di attese e di improvvisi risvegli, e così dal 1984 il nome di Theodora Axente si è inserito a pieno titolo in quella che oggi si configura come una lista piuttosto nutrita di artiste che hanno impresso il proprio estro sulla famosa "cenna" senese.

Una lista, questa, che nell'ultimo ventennio si è fatta via via più folta e significativa, tanto da meritare una rilettura attenta e non superficiale di un fenomeno che, da semplice curiosità, è divenuto espressione consolidata di una creatività ormai riconosciuta anche a livello internazionale, al di là di ogni pregiudizio o campanilismo.

Il Corteo dei ceri e dei censi: la tradizione che rinnova il rito

Nel frattempo, la macchina cerimoniale del Palio dell'Assunta si è già messa in moto con il consueto, solenne Corteo dei ceri e dei censi, una processione che rappresenta il prologo spirituale e civile della corsa e che ha visto come sempre protagoniste le Contrade con le loro comparse, composte in gran parte da bambini e ragazzi.

È stata una cerimonia profondamente sentita, quella che ha attraversato le vie della città fino a culminare nella cattedrale, dove il Drappellone dipinto da Theodora Axente ha ricevuto la benedizione del cardinale Augusto Paolo Lojudice, un momento che conferma quanto l'arte e la fede siano componenti inscindibili dell'evento.

Proprio durante l'omelia, l'arcivescovo si è rivolto ai più piccoli con parole che hanno cercato di ampliare lo sguardo oltre la festa: "bambini e bambine, ragazzi e ragazze, chiedo a voi di pensare a tutti coloro che non possono vivere certi momenti di gioia", ha detto, riferendosi a quanti sono costretti a subire la violenza, la povertà o la guerra, e che vedono negata la propria infanzia.

Il Drappellone, da questo momento e fino alla mattina del 16 agosto, giorno della carriera, rimarrà esposto alla vista di tutti all'interno del Duomo, quasi a fare da contraltare alla frenesia che presto invaderà la piazza del Campo.

Il percorso senese di Theodora Axente: oltre la mostra, un'immersione totale

Ma chi è Teodora Axente e cosa l'ha legata così profondamente a Siena, al punto da ricevere l'incarico per il Palio? Il suo rapporto con la città toscana è infatti qualcosa di molto più complesso e radicato del semplice invito a esporre, un'intesa che si è costruita nel tempo attraverso quattro progetti istituzionali di ampio respiro e la realizzazione di decine di dipinti pensati site specific per gli spazi più diversi, quasi a voler dialogare con l'anima stessa dei luoghi.

Per mesi, l'artista ha esplorato archivi polverosi, ha avuto accesso persino agli impenetrabili musei delle contrade, ha studiato affreschi, reliquiari e quei rituali cittadini che solo un occhio esterno e allo stesso tempo profondamente partecipe può davvero comprendere e reinterpretare.

Questo lavoro capillare e quasi archeologico le ha permesso di restituire, attraverso la sua pittura, non una semplice immagine celebrativa, ma un affresco corale della senesità, restituendo con tratti contemporanei quella stratificazione di memorie che il Palio custodisce e che il Drappellone, per definizione, deve incarnare.

La sua presenza, in questo senso, si inserisce in un solco ormai ben tracciato che vede la creatività femminile sempre più protagonista, una realtà che un tempo veniva liquidata come una semplice nota di colore o, peggio, come una scelta eccentrica, ma che oggi è invece assoluta protagonista della scena artistica.

Un'eredità al femminile che si rinnova nel segno dell'arte

Quella che un tempo poteva apparire come un'eccezione, un incidente nel percorso di una tradizione secolare, è divenuta progressivamente una consuetudine consolidata, un filo rosso che lega il nome di Maria di Maria a quello di Theodora Axente, passando attraverso le molte artiste che negli ultimi vent'anni hanno contribuito a riscrivere l'immaginario del Palio con il loro sguardo e la loro sensibilità.

L'incarico affidato ad Axente non rappresenta quindi un caso isolato, ma il tassello di un mosaico più ampio che racconta di una istituzione capace di aprirsi al nuovo senza rinnegare le proprie radici, un equilibrio fragile che l'artista ha saputo interpretare con una maestria che solo chi ha vissuto la città dall'interno può possedere.

Del resto, il suo lavoro è stato caratterizzato da una costante ricerca di dialogo con il contesto, con quei luoghi che spesso sfuggono allo sguardo distratto del turista ma che per i senesi rappresentano il cuore pulsante della loro identità, dagli archivi delle contrade ai dettagli più nascosti degli affreschi medievali.

E se il drappellone esposto in Duomo è il simbolo più visibile di questo legame, esso è anche il frutto di un percorso che ha visto l'artista immergersi in una dimensione temporale e spaziale che va ben oltre la semplice realizzazione di un'opera commissionata, configurandosi piuttosto come una vera e propria residenza artistica totalizzante, un'esperienza che ha lasciato un segno indelebile sia su Siena che sull'artista stessa.

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