Drappellone Palio di Siena 2026, la Vergine di Teodora Axente divide Siena tra sacro e contemporaneo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con la svelatura del Drappellone nel Cortile del Podestà, Siena è entrata ufficialmente nel vivo dei giorni più caldi dell'attesa che precede la Carriera del 16 agosto. L'opera realizzata dalla pittrice romena Teodora Axente, dedicata alla Madonna dell'Assunta e al V centenario della battaglia di Camollia, è stata accolta con un misto di entusiasmo e perplessità che ha subito acceso un acceso dibattito in città.

Il "Cencio", destinato ad arricchire il museo della Contrada vincitrice, presenta una composizione piramidale di chiara ispirazione senese, dominata dalla figura della Vergine con la Rosa d'Oro, ma la sua interpretazione contemporanea ha sollevato interrogativi profondi sulla grammatica del sacro e sull'identità stessa della festa.

Un'opera tra luce caravaggesca e simbolismo metamorfico

L'opera della Axente, esponente della Scuola di Cluj, si sviluppa su un impianto che richiama la tradizione dei polittici trecenteschi, con la Vergine posta al vertice a protezione della Rosa d'Oro, il prezioso dono che Papa Pio II offrì alla città. L'intenso gioco di luci e ombre, di chiara ispirazione caravaggesca, fa emergere le figure dal buio mentre sullo sfondo si addensano nubi tempestose che evocano la celebre battaglia del 1526, quando i senesi sconfissero l'esercito del Papa e dei fiorentini.

La luce irradiata dalla Vergine illumina il profilo monumentale di Siena, con il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia e il Duomo riuniti in un'unica silhouette, e si riflette su Piazza del Campo dove le diciassette Contrade sono raffigurate come figure solenni, ciascuna con il proprio stemma storico, in un chiaro richiamo ai bassorilievi della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia.

La componente più innovativa e discussa risiede però nella fusione metamorfica tra due cherubini e figure di pesci, un simbolo ricorrente nell'arte dell'artista e metafora della comunità, che sorreggono gli stemmi cittadini.

La Madonna "cupa" e il dibattito sul volto della Vergine

A far storcere il naso a una parte del pubblico e delle istituzioni è stata proprio la figura centrale del dipinto, la Vergine Maria. Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, ha definito l'opera "molto cupa", sottolineando come il volto della Madonna appaia lontano dalla dolcezza e dalla mitezza della tradizione mariana a cui i fedeli sono abituati, quasi androgino e poco materno.

Lojudice ha precisato che, sebbene l'arte contemporanea possa suscitare giudizi opposti, essendo il Drappellone un'opera che deve entrare in Duomo e ricevere una benedizione, sarebbe opportuno un maggiore confronto con la Chiesa già nella fase preparatoria per evitare polemiche. "Certamente è una Madonna che non riflette né i canoni della tradizione culturale, né della devozione", ha dichiarato il cardinale, auspicando che in futuro ci sia "un occhio da parte nostra" per garantire il rispetto di un canone che sia non solo artistico ma anche spirituale.

I retroscena della committenza e il ruolo del Comune

La scelta dell'artista romena, come ha spiegato Mauro Civai, direttore del Museo civico e funzionario addetto alle attività culturali del Comune, rientra in una prassi ormai consolidata che, dall'inizio degli anni Settanta, mira ad avvicinare la città ai grandi nomi dell'arte contemporanea. Civai ha ricostruito il margine di manovra dell'amministrazione comunale, che individua il pittore tramite concorso o scelta diretta del sindaco, indicando gli obblighi a cui l'artista deve attenersi.

"Quando si sceglie un bozzetto in un concorso è più facile, si sa già cosa sarà realizzato", ha spiegato, "ma quando si individua un artista di chiara fama, la questione si complica e dipende dal rapporto che si instaura". Proprio su questo punto, Civai ha osservato che l'opera di Axente è "troppo complicata, con troppi dettagli dentro e quindi più esposta ai rilievi di chi osserva", auspicando un ritorno a dare più spazio agli artisti senesi, che spesso si sono dimostrati migliori interpreti del linguaggio della Festa.

L'assenza del cavallo e l'accoglienza della città

Un altro elemento che non è sfuggito agli occhi dei senesi è l'assenza del cavallo, protagonista indiscusso della Carriera, in favore di un'attenzione quasi esclusiva alla dimensione simbolica e spirituale. La sindaca Nicoletta Fabio, nel presentare l'opera, ne ha invece lodato l'eleganza e la visionarietà, definendola "l'abito della nostra identità, della nostra storia, dell'appartenenza alle Contrade e a Siena".

Il curatore Riccardo Freddo ha collocato il lavoro della Axente nel solco di una ricerca che fonde arte antica e surrealismo contemporaneo, sottolineando la profonda sintonia tra la tradizione spirituale senese e le radici culturali dell'artista, che ha dichiarato di aver "sentito una vicinanza particolare" con la città. Mentre la stampa locale ne ha lodato "la dolcezza del volto" della Vergine e la forza espressiva dello sguardo, in un presunto dialogo con Simone Martini, il dibattito rimane aperto e destinato ad animare le piazze fino al giorno della Carriera.

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