Jacqueline Bisset, confessioni a Torino: “Basta violenza, ma le donne smettano di provocare”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Jacqueline Bisset, che al Torino Film Festival ha ricevuto la Stella della Mole, ha scelto il tono della confessione intima, dichiarandosi come in chiesa, per offrire una riflessione sulla violenza di genere che, partendo da una ferma condanna, si è addentrata in un territorio di sorprendente pragmatismo. L'attrice britannica, la cui eleganza eterea e l'ambiguità sofisticata, immortalate in pellicole come "Effetto notte" di Truffaut, ne hanno definito per decenni l'immagine pubblica, ha infatti sfidato le aspettative con un'intervista cruda e diretta, lontana anni luce dall'icona di stile che sembra spostare l'aria muovendosi. La sua carriera, del resto, è stata segnata da esperienze profonde, come la morte scampata per un soffio durante la strage compiuta da Charles Manson a casa di Roman Polanski, eventi che hanno contribuito a forgiare un carattere anticonformista, come dimostra la sua scelta di non sposarsi mai.

Il peso di un'esperienza personale

Ripercorrendo una vita ricca, che ha attraversato anche il cinema italiano con "La donna della domenica" di Luigi Comencini, Bisset ha affrontato il tema delle relazioni tra i sessi senza filtri. Pur esprimendo un odio profondo per le violenze, gli abusi e gli stupri che le donne subiscono, ha delineato una posizione che invita a considerare le dinamiche relazionali nella loro complessità. “Gli uomini spesso si comportano come dei cani”, ha affermato con franchezza, spiegando come per loro spargere il proprio seme sia un atto istintivo, un'entusiasmo per il sesso che, di per sé, all'attrice non dispiace. Tuttavia, è sul comportamento femminile che ha scelto di porre l'accento, individuando in esso, al giorno d'oggi, una notevole ambiguità.

L'ambiguità e il ruolo femminile

Il suo ragionamento, che ha suscitato reazioni contrastanti, prosegue con un monito preciso rivolto alle donne stesse. Secondo Bisset, se da un lato è innegabile che gli uomini possano trasformarsi in bestie, dall'altro le donne non dovrebbero provocarli a tutti i costi. Una presa di posizione che, sebbene possa apparire controcorrente in un'epoca dominata dal dibattito post-MeToo, del quale l'attrice è stata in passato critica, si propone come un invito alla responsabilità personale. Non una giustificazione per atti inqualificabili, bensì un'analisi spoglia di ogni ipocrisia su come certi comportamenti possano innescare reazioni pericolose, in un gioco di istinti primordiali che la società fatica a regolamentare.

Torino e il ritorno di un'icona

L'arrivo di Bisset a Torino, città che fu fondamentale per le riprese de "La donna della domenica", ha riportato alla luce l'immaginario collettivo di un'epoca, catapultando i presenti indietro di dieci lustri. Il film, tratto dal libro di Fruttero e Lucentini, seppe catturare le atmosfere e il fascino dei luoghi narrati dai due scrittori, diventando un'opera iconica non solo per la storia del cinema ma per l'identità stessa della città sabauda. Rivedere l'attrice, bellissima nonostante gli 81 anni, ha rievocato quelle location, dalle ville sulle colline al Balon, restituendo per un momento la magia di una pellicola che seppe raccontare, anche attraverso il suo charme, un'Italia sospesa tra giallo e dramma.

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