Spie russe, l'Italia espelle due addetti militari dell'ambasciata: tensione diplomatica con Mosca
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Redazione Interno
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Il governo italiano ha formalizzato l'espulsione di due addetti militari dell'ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, ritenuti i contatti di una presunta rete di spionaggio che coinvolge ex agenti dei servizi segreti italiani e militari in servizio.
La decisione, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, segue l'inchiesta della Procura di Roma che ha portato agli arresti domiciliari di due ex 007, Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, con l'accusa di aver ceduto informazioni riservate in cambio di denaro contante. I due diplomatici russi, coperti da immunità, hanno ricevuto un ultimatum di 72 ore per lasciare il Paese, mentre Mosca ha già preannunciato una "risposta adeguata" che fa temere una nuova escalation nello scontro tra Italia e Russia.
L'inchiesta e il meccanismo dello spionaggio
Al centro dell'indagine, condotta dal Ros dei carabinieri, vi è un'attività di spionaggio che, secondo gli inquirenti, sarebbe durata quasi due decenni: dal 2006 al 2025. Gavino Raoul Piras, 59 anni, ex sottufficiale dell'Arma e in pensione dal 2017, e Vincenzo Di Pasquale, coetaneo originario di Matera e anch'egli ex Aisi, sono finiti ai domiciliari con l'ipotesi di reato di spionaggio, accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione di segreti di Stato e procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato.
Il meccanismo, ricostruito dagli investigatori, prevedeva incontri in luoghi pubblici, spesso bar e parchi della Capitale, durante i quali venivano scambiati biglietti manoscritti e supporti informatici occultati persino in microonde o nelle crepe dei muri. In cambio di ogni singola informazione, gli ex 007 avrebbero ricevuto buste contenenti quattromila euro in contanti, un sistema che avrebbe fruttato agli indagati "migliaia di euro".
Le informazioni segrete e i militari coinvolti
Secondo l'ordinanza del gip, i documenti trafugati e ceduti ai russi riguardavano dossier di altissimo profilo: dagli elenchi di agenti italiani e britannici in servizio sotto copertura, alle informazioni su programmi di difesa e sistemi d'arma, passando per dettagli sulle missioni della Nato. Tra i file passati oltre "cortina" spuntano la "Lista M16" con i nomi degli agenti dell'intelligence britannica, l'"Elenco D" relativo agli 007 italiani in contatto con Mosca, e report sulle modalità operative del controspionaggio.
Oltre a Piras e Di Pasquale, risultano indagate altre cinque persone, molte delle quali militari in servizio: il sergente dell'Esercito Gianluca Nardella, 47 anni di San Giovanni Rotondo, il maggiore Davide Piantanida, 46 anni di San Severo, e il brigadiere dei carabinieri Giuseppe Tempesta, 55 anni di Bari. A questi, la procura contesta di aver fornito all'ex 007 Piras documenti riservati come tabelle organiche del Comando Interforze Cyber o informazioni sulle linee di penetrazione di piani operativi militari.
La reazione diplomatica e lo scontro con Mosca
Sul versante politico, l'espulsione dei due addetti militari ha innescato una dura reazione da parte della Russia, con il ministero degli Esteri di Mosca che ha annunciato "adeguate misure di risposta".
L'ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, convocato alla Farnesina dal segretario generale Riccardo Guariglia per ricevere la protesta formale, ha replicato con toni particolarmente duri, affermando che l'Italia tenterebbe di "limitare al massimo l'influenza della Russia" ma che ciò sarebbe "impossibile" grazie alla statura dei leader Putin e Lavrov.
Al diplomatico, il ministro Tajani ha risposto ribadendo che "queste erano due spie che corrompevano e quindi in Italia non ci possono stare", aggiungendo che eventuali ritorsioni di Mosca sarebbero da considerarsi semplici "vendette".
La vicenda, che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito "la punta di un iceberg gigantesco", si inserisce in un contesto di guerra ibrida già caratterizzato da attacchi informatici e campagne di disinformazione, e arriva all'indomani del vertice Nato di Ankara, a sottolineare la determinazione italiana a contrastare ogni ingerenza in coordinamento con gli alleati.




