Arabia, cori vergognosi su Diogo Jota per colpire Ruben Neves: la condanna di Cristiano Ronaldo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Saudi Pro League torna al centro delle polemiche, e stavolta per un episodio che nulla ha a che vedere con il calcio giocato. Durante la sfida tra Al-Taawoun e Al-Hilal, terminata con un netto 6-0 in favore della squadra ospite, alcuni tifosi della formazione di casa hanno preso di mira Rúben Neves con cori di una gravità inaudita.

Il centrocampista portoghese, in forza all'Al-Hilal, è stato bersagliato dal grido «Jota, Jota, Jota», un riferimento alla scomparsa dell'amico ed ex compagno di nazionale Diogo Jota, morto in un incidente stradale nel luglio del 2025 insieme al fratello André.

Il legame spezzato e la provocazione intollerabile

Il rapporto tra Neves e Jota non era soltanto un semplice rapporto di lavoro. I due si erano conosciuti nelle nazionali giovanili del Portogallo e avevano consolidato la loro amicizia durante gli anni trascorsi insieme al Wolverhampton, prima di ritrovarsi ancora fianco a fianco con la maglia della nazionale maggiore. Dopo la tragedia, Neves aveva voluto suggellare quel ricordo in modo indelebile, tatuandosi sulla gamba un'immagine che lo ritrae mentre abbraccia l'amico scomparso.

La nazionale portoghese, dal canto suo, gli aveva affidato la maglia numero 21, la stessa che Jota aveva indossato in carriera, trasformandola in un simbolo di continuità e memoria. La scelta dei tifosi dell'Al-Taawoun di utilizzare proprio quel nome come strumento di scherno ha trasformato una partita di calcio in un episodio di una bassezza difficilmente giustificabile.

La reazione composta ma ferma di Ruben Neves

Visibilmente scosso, Neves non ha cercato la rissa verbale né ha alimentato la tensione sugli spalti. Si è limitato a voltarsi verso la tribuna, rivolgendo applausi ironici e indicando il cielo, quasi a voler ricordare a tutti che il suo amico, da lassù, stava assistendo a quella scena. Solo al termine della partita, lontano dal clamore del campo, ha lasciato filtrare tutta la sua amarezza attraverso una frase che non ha bisogno di commenti: «Spero che non vadano a pregare dopo quello che hanno fatto oggi».

Una risposta misurata nella forma, ma devastante nella sostanza, che fotografa la distanza incolmabile tra il dolore autentico di chi ha perso un fratello e la leggerezza crudele di chi usa quella perdita come pretesto per offendere.

La voce di Cristiano Ronaldo

Sulla vicenda è intervenuto con durezza anche Cristiano Ronaldo, che con Neves e Jota aveva condiviso anni importanti in nazionale. Il capitano della selezione portoghese non ha usato giri di parole nel chiedere provvedimenti esemplari: «La Lega deve intervenire e punire questo tipo di comportamento dei tifosi. Questo non è più calcio e ci devono essere dei limiti. Le persone che si comportano in questo modo non dovrebbero mai più essere ammesse in uno stadio».

La richiesta del fuoriclasse dell'Al-Nassr non riguarda soltanto l'episodio specifico, ma tocca un tema più ampio: la responsabilità di chi occupa gli spalti e la necessità di stabilire confini invalicabili tra la passione sportiva e la violenza verbale gratuita.

Il contesto di una partita dominata

Sul piano strettamente tecnico, l'Al-Hilal ha offerto una prestazione di assoluto rilievo, riscattando la sconfitta subita nella giornata precedente contro il Neom. I nuovi acquisti estivi hanno firmato una prova memorabile: Gabriel Martinelli ha realizzato una tripletta, mentre Ollie Watkins ha messo a segno una doppietta e fornito due assist, tra cui quello per il gol di Sultan Mandash che ha chiuso il conto. Rúben Neves, dal canto suo, ha contribuito all'azione del vantaggio con un lancio lungo che ha innescato il primo gol di Watkins.

Il risultato finale di 6-0 racconta di una superiorità schiacciante, ma la cronaca della serata resterà legata a un episodio che ha poco a che fare con il pallone e molto con il rispetto dovuto a chi non c'è più.

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