La strage di via dell'Antracite, le ultime ore di Luca e Valentina prima del dramma
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Redazione Interno
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Due lettere scritte a mano, venti righe in tutto, hanno raccontato l'ultimo atto della tragedia di via dell'Antracite. Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, i coniugi quarantenni trovati senza vita nella loro villetta a Pietralata insieme alla figlia Bianca di 5 anni, avevano preparato dei messaggi d'addio per i parenti. Biglietti nei quali, con una calma agghiacciante, affidavano la cura dei propri genitori alla cerchia di familiari più stretti, scrivendo frasi come «Pensate a papà».
L'arma del delitto, una pistola Glock detenuta regolarmente da Luca, è stata ritrovata accanto ai corpi e rappresenta il fulcro dell'inchiesta aperta dalla procura di Roma, che ha già acquisito i tabulati telefonici e sta ascoltando i vicini per ricostruire le ultime quarantott'ore della famiglia.
Il giallo della pistola e la casa del nonno
La villetta di via dell’Antracite dove si è consumato il dramma non era un acquisto recente: l’aveva comprata il nonno di Valentina, Sandro, in un'epoca in cui la zona era ancora caratterizzata da baracche e orti urbani. L’uomo l’aveva ristrutturata con le sue mani per farne una casa per la figlia e il genero, una dimora che Cristina, una vicina che tutti chiamano «la biondona», descrive come il frutto di un amore incondizionato.
E proprio in quella casa, il movente del gesto sembra legarsi alla crescente disperazione per le condizioni di Bianca, nata con una grave disabilità che negli ultimi mesi aveva richiesto un'assistenza sempre più totalizzante. I vicini hanno riferito agli inquirenti che Luca e Valentina temevano che la bambina non potesse vivere a lungo, e che questa consapevolezza li aveva logorati interiormente, spingendoli a un isolamento che si era fatto sempre più profondo.
La legittima detenzione della Glock apre ora scenari giudiziari complessi, con gli investigatori che cercano di capire se l'arma fosse stata già utilizzata in precedenza per minacce o se fosse custodita in un armadio della camera da letto, come hanno riferito alcuni conoscenti.
Le parole di Cancrini e il disagio sommerso
Il giorno successivo al ritrovamento dei tre corpi, le voci degli esperti si sono levate per tentare di dare un senso a un gesto così estremo. Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta fondatore del Centro studi di terapia familiare e relazionale, ha commentato il caso sottolineando come drammi di questa natura siano spesso il frutto di un abbandono sociale e istituzionale, parlando di una politica che secondo lui rimane inerte di fronte ai problemi della salute mentale.
Le sue riflessioni, maturate all’indomani della strage, toccano un nervo scoperto: la solitudine in cui versano molte famiglie che si trovano a gestire patologie gravi senza una rete di supporto adeguata, un tema che a Roma torna ciclicamente alla ribalta. I coniugi Abbasciano-Pambianco, secondo quanto ricostruito, non avevano mai chiesto aiuto ai servizi sociali in modo esplicito, ma i messaggi ritrovati e le testimonianze raccolte dipingono un quadro di lenta e inesorabile resa, dove l’amore per la figlia si è trasformato in un peso insopportabile.
Il rituale dell'addio e il cane ucciso
La dinamica dell’omicidio-suicidio segue un copione che gli investigatori hanno definito «pianificato e condiviso». Luca avrebbe prima sparato alla figlia Bianca, colpendola al petto, per poi rivolgersi l’arma contro sé stesso e la moglie Valentina, che secondo alcune fonti avrebbe assistito al gesto senza opporre resistenza. Un particolare che agghiaccia è l’uccisione del cane di famiglia, ritrovato senza vita nella stessa abitazione: un elemento che, per gli psicologi, suggerisce la volontà di cancellare ogni traccia del proprio mondo affettivo.
I bigliettini d'addio, definiti dagli inquirenti come «vento lettere», contenevano anche istruzioni precise sui funerali e sulla gestione dei beni, segno che la decisione era stata meditata a lungo. La procura ha disposto l'autopsia per chiarire con esattezza l'ordine dei colpi e la posizione dei corpi, mentre i cellulari dei due coniugi sono stati sequestrati per verificare eventuali conversazioni con altri familiari nelle ore precedenti, alla ricerca di un ultimo grido d'aiuto che forse nessuno ha saputo cogliere.
I vicini e il ricordo della «bambina tanto desiderata»
Nel quartiere Pietralata, la notizia della strage ha sconvolto un intero condominio. I vicini ricordano Valentina e Luca come una coppia riservata ma gentile, che aveva lottato per anni per avere un figlio prima della nascita di Bianca. «Quella bambina era stata voluta con tutto il cuore», ha detto un residente, «ma quando è nata con quei problemi, la vita di Luca e Valentina è cambiata radicalmente».
Le condizioni di salute della piccola, mai rese pubbliche nei dettagli, richiedevano cure costanti e avevano costretto entrambi a ridurre l’orario di lavoro, fino a far perdere a Luca il posto in un'azienda di logistica. La solitudine, sottolineano i vicini, era diventata la loro compagna quotidiana: raramente uscivano di casa, e quando lo facevano sembravano sfiniti. Le indagini si concentrano ora sulla possibilità che i due avessero contattato qualche struttura di assistenza nelle ultime settimane, ma al momento non risultano richieste formali di supporto psicologico.
Il dramma di via dell'Antracite si inserisce così in una scia di casi simili che ripropongono il tema delle famiglie fragili lasciate sole di fronte a malattie invalidanti, un problema che le istituzioni locali si trovano ora a dover affrontare con urgenza, mentre la procura continua a lavorare per archiviare ogni dubbio sulla natura concordata del gesto.
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