Scorte Usa in Iran: bruciato l’80% degli intercettori Thaad
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Redazione Esteri
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Le scorte Usa in Iran di intercettori Thaad sarebbero state consumate per quasi l’80% dall’inizio della guerra, secondo quanto riportato dalla Cnn sulla base di fonti del Pentagono che hanno indicato anche un forte impiego dei sistemi Patriot Pac-3. Le stesse fonti parlano di oltre il 35% delle disponibilità di Patriot utilizzate nello stesso periodo, mentre il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha smentito la notizia su X definendo il titolo della ricostruzione non corretto. Il tema delle riserve militari statunitensi è diventato centrale perché una campagna prolungata contro l’Iran era stata indicata dai vertici militari come un possibile fattore di pressione sulle scorte di armi.
Secondo le informazioni diffuse da fonti statunitensi citate anche da Cnn e Reuters, la guerra contro l’Iran avrebbe aumentato il consumo di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea. Prima dell’autorizzazione alla campagna militare denominata Epic Fury, Donald Trump era stato avvisato dai suoi generali del rischio legato alla durata delle operazioni e alla disponibilità degli armamenti. Le notizie sulla riduzione delle riserve, spesso attribuite a fonti anonime negli Stati Uniti, vengono collegate alla necessità di valutare alternative rispetto alla prosecuzione dell’opzione bellica.
La pressione sulle scorte di missili a lungo raggio
Tra gli armamenti utilizzati maggiormente durante il conflitto contro l’Iran vengono indicati i missili a lungo raggio ATACMS, gli Army Tactical Missile Systems, e i PrSM, Precision Strike Missiles. Secondo quanto riportato dalle fonti citate, il costo stimato di un ATACMS varia tra 800 mila e 1,7 milioni di dollari per unità, mentre il valore indicato per un PrSM è di circa 1,6 milioni di dollari. Il consumo di questi sistemi viene associato al problema della disponibilità delle scorte statunitensi, che comprende sia le capacità offensive sia quelle dedicate alla difesa aerea.
La questione riguarda anche gli alleati e i Paesi dell’area mediorientale che fanno affidamento sui sistemi di difesa aerea statunitensi. Diverse strutture regionali utilizzano infatti apparati americani, anche perché gli attacchi iraniani prendono spesso di mira basi Usa presenti nella zona. La riduzione degli intercettori Thaad e Patriot Pac-3 viene quindi osservata come un elemento legato non soltanto alle operazioni in corso, ma anche alla disponibilità futura di strumenti necessari per proteggere queste installazioni.
Il nodo delle alternative alla guerra e lo Stretto di Hormuz
Parallelamente alle notizie sulle scorte militari, è emerso un possibile sviluppo sul fronte diplomatico. L’Iran ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con l’Oman su una proposta di rotta per il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, una via considerata rilevante per l’approvvigionamento energetico. Un comunicato congiunto tra Teheran e Muscat era in fase di revisione e di stesura finale, secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ai giornalisti e riportato su Telegram.
Le informazioni sulla situazione militare e quelle relative al possibile transito nello Stretto di Hormuz si inseriscono nello stesso quadro di tensione internazionale. Da una parte gli Stati Uniti affrontano il tema della disponibilità di intercettori e missili a lungo raggio impiegati nella guerra contro l’Iran, dall’altra emerge la ricerca di possibili soluzioni legate ai collegamenti marittimi nella regione. Il dibattito sulle riserve di armamenti resta quindi collegato alla durata delle operazioni e alle conseguenze strategiche della campagna militare.
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