Operazione Epic Fury, l’arsenale Usa prosciugato dalla guerra in Iran: anni per ricostruire le scorte di missili

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La campagna militare contro l’Iran, nota per gli Stati Uniti come operazione Epic Fury, ha consumato una parte talmente significativa delle riserve strategiche di missili e intercettori da sollevare un interrogativo concreto sulla capacità di risposta immediata della superpotenza americana in altri scenari critici, a partire dal Pacifico occidentale e dall’Europa orientale.

Le rivelazioni del Wall Street Journal, riprese da diverse testate tra cui l’Adnkronos, dipingono il quadro di un arsenale sotto pressione, con alcune componenti giudicate ormai “oltre il livello critico” dai funzionari statunitensi. La riduzione delle scorte, alimentata da un conflitto durato 39 giorni e caratterizzato da un incessante scambio di missili e droni con Teheran, avrebbe già costretto il Comando europeo degli Stati Uniti a rivedere i propri piani operativi, sollevando timori sulla deterrenza complessiva dell’alleanza atlantica.

I numeri del consumo bellico: Patriot, THAAD e Tomahawk

L’entità delle munizioni impiegate dall’inizio delle ostilità, il 28 febbraio scorso, ha dell’impressionante e aiuta a comprendere la portata del problema logistico che il Pentagono si trova ad affrontare. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, a metà luglio gli Stati Uniti avevano già utilizzato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 missili THAAD, mentre la Marina aveva lanciato circa 150 missili Standard per neutralizzare le minacce iraniane.

Questi numeri trovano riscontro nelle stime di think tank come il Center for Strategic and International Studies (CSIS), secondo cui le scorte di intercettori Patriot, che prima del conflitto ammontavano a circa 2.200 unità, si sarebbero ridotte a poco più di 700 esemplari. Anche i missili da crociera Tomahawk, pietra miliare della proiezione di potenza navale, avrebbero subito un forte decremento: secondo il Washington Post, solo nel primo mese di guerra ne sarebbero stati impiegati oltre 850.

La CNN ha stimato un consumo pari a circa il 50% delle scorte globali di Tomahawk, una percentuale che, per gli intercettori THAAD, salirebbe addirittura all’80%.

Atacms e PrSM a rischio, l’impatto sugli alleati

A preoccupare i vertici militari non è solo la difesa aerea, ma anche la capacità di condurre attacchi di precisione a lungo raggio. I missili tattici ATACMS e i più moderni PrSM, lanciabili dai sistemi HIMARS e MLRS, sono stati utilizzati in modo massiccio contro obiettivi strategici iraniani, riducendo sensibilmente le scorte disponibili in Europa al punto che alcuni funzionari le hanno descritte come “oltre il livello critico”.

La carenza di questi sistemi, fondamentali per contrastare un’eventuale minaccia russa sul fianco orientale della NATO, ha avuto ripercussioni immediate anche sulla capacità degli Stati Uniti di sostenere gli alleati.

Il trasferimento di munizioni e sistemi di difesa aerea dal Giappone, dalla Corea del Sud e dalla Germania verso il Medio Oriente, necessario per tamponare le perdite durante l’operazione Epic Fury, ha infatti creato veri e propri “punti deboli” nella postura militare americana a livello globale, e secondo il Wall Street Journal potrebbero volerci anni per ricostituire i depositi così prosciugati.

La risposta della Casa Bianca e i tempi della ricostituzione

Di fronte a queste analisi, che hanno acceso un dibattito anche all’interno dell’amministrazione, la Casa Bianca e il Pentagono hanno ufficialmente smentito l’esistenza di una carenza critica. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che le forze armate possiedono munizioni e scorte “più che sufficienti per tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche di più”, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth, secondo quanto riportato dal Washington Post, sarebbe stato oggetto della frustrazione presidenziale per la gestione delle riserve.

Nonostante le rassicurazioni ufficiali, la realtà industriale sembra raccontare una storia diversa: il ritmo di produzione, stimato in circa 15 missili Tomahawk e 20 intercettori Patriot al mese, è giudicato dagli analisti largamente insufficiente per colmare il vuoto lasciato dal conflitto.

Secondo le stime del CSIS, per riportare le scorte di intercettori ai livelli precedenti alla guerra potrebbe essere necessario attendere almeno la prima metà del 2029, mentre altri analisti ipotizzano che per ricostituire le scorte di missili a lungo raggio potrebbero servire più di due anni, un lasso di tempo che, in attesa di una piena rialimentazione della base industriale, lascia aperta una finestra di vulnerabilità strategica che Cina e Russia potrebbero essere tentate di esplorare.

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