Prof accoltellata, il gip si riserva sul collocamento in comunità per lo studente di Trescore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È uscito alle 12.44 dall’ingresso carraio del tribunale per i Minorenni di Brescia, a bordo di una Fiat Punto i cui vetri posteriori risultavano coperti da teli neri, scortato tra due cordoni di uomini delle forze dell’ordine – polizia e carabinieri, diciotto in totale quelli impiegati per blindare su quattro lati l’edificio giudiziario – per fare ritorno alla struttura ospedaliera dove, da giorni, è seguito dal servizio di neuropsichiatria infantile. Giorgio – lo chiameremo così, con un nome di fantasia, visto che l’identità reale del tredicenne è protetta dalla legge – è il ragazzo che mercoledì della scorsa settimana, a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi in un corridoio della scuola media “Leonardo da Vinci”.

Il giudice si riserva la decisione sulla misura di sicurezza

Al termine dell’udienza svoltasi nella giornata di giovedì 2 aprile, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minori di Brescia non ha emesso alcun provvedimento immediato, scegliendo invece di riservarsi la facoltà di decidere se disporre una diversa misura di sicurezza nei confronti del minore. Quest’ultimo, va ricordato, non è imputabile: la legge italiana, per i soggetti che non hanno ancora compiuto quattordici anni, esclude ogni forma di responsabilità penale. Ciò che il magistrato deve ora valutare – e che potrebbe concretizzarsi in un futuro collocamento in una comunità protetta – è l’eventuale accertamento della pericolosità sociale del ragazzo, un requisito necessario per applicare misure di prevenzione o di trattamento lontane dal contesto familiare e sanitario in cui si trova attualmente.

La permanenza in ospedale e il percorso neuropsichiatrico

Il tredicenne, dopo l’accoltellamento della docente, era stato inizialmente trasferito in una struttura ospedaliera, dove gli specialisti della neuropsichiatria infantile lo hanno preso in carico; una scelta, quella del ricovero, che aveva finora tenuto il minore lontano sia dal carcere – impossibile per la sua età – sia da una comunità educativa. Durante l’udienza a porte chiuse, alla quale hanno partecipato i legali del ragazzo e il pubblico ministero minorile, non sono emerse novità sostanziali sul quadro clinico, né sono stati forniti dettagli specifici sulle sue condizioni psicologiche attuali. Ciò che appare chiaro, al termine della breve comparizione, è che il gip intende procedere con cautela: la sua riserva di giudizio lascia intendere che il fascicolo, arricchito dalle relazioni dei periti e dai primi accertamenti, necessita di ulteriori approfondimenti prima di stabilire se il ragazzo vada sottratto all’ambiente ospedaliero per essere inserito in una struttura chiuse.

Il dispositivo di sicurezza fuori dal tribunale

L’operazione di trasferimento del minore dall’ospedale al tribunale e poi nuovamente indietro ha richiesto un imponente spiegamento di forze: diciotto agenti tra polizia e carabinieri hanno presidiato l’area circostante il palazzo di giustizia, creando una sorta di doppio cordone che impedisse qualsiasi contatto visivo diretto con l’esterno. I vetri posteriori della Punto, oscurati da teli neri, non lasciavano trapelare alcuna immagine del giovane, mentre il convoglio – composto dall’auto su cui viaggiava il ragazzo e da due vetture delle forze dell’ordine – si è mosso senza intoppi né tentativi di aggressione da parte di eventuali contestatori. Nessun familiare della professoressa, va detto, ha chiesto di presenziare all’udienza, né si sono registrati particolari assembramenti di curiosi o manifestanti fuori dal tribunale bresciano. L’attenzione, piuttosto, resta concentrata sul prossimo step giudiziario: quando il gip scioglierà la riserva, si saprà se il tredicenne verrà considerato ancora curabile in ambito sanitario oppure se, per la sua presunta pericolosità, dovrà essere allontanato in una comunità protetta, lontano dal contesto ospedaliero che lo ha finora accolto.

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