Prof accoltellata a Trescore, il legale: “Fa fatica a deglutire e parlare ma vuole tornare tra i banchi”
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Redazione Interno
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Sono trascorse ormai diverse settimane da quando, quella mattina del 25 marzo, una scuola media della provincia di Bergamo è stata teatro di un’aggressione che ha sconvolto l’opinione pubblica; eppure, nonostante la vittima, Chiara Mocchi, sia stata dimessa dall’ospedale risultando ormai fuori pericolo di vita, il suo calvario fisico è ben lungi dall’essere concluso. La professoressa di francese, che porta ancora sul Corpo i segni profondi di quella ferocia, sta affrontando una riabilitazione complessa, resa difficoltosa principalmente dalla localizzazione dei fendenti. L’avvocato della docente, Angelo Lino Murtas, ha fornito un bollettino medico che lascia poco spazio all’ottimismo immediato, descrivendo una quotidianità segnata da gesti che per molti sono automatici ma che per lei rappresentano una sfida quotidiana.
Le conseguenze delle lesioni e la riabilitazione
Secondo quanto riportato dal legale, “l’insieme delle gravi lesioni al collo danno problemi a deglutire il cibo, a muovere la mandibola e a scandire bene le parole, purtroppo”. La dinamica, come se non bastasse, è stata particolarmente efferata: l’aggressore non si è limitato a sferrare coltellate, ma ha cercato di sgozzarla, lasciandole un lungo taglio orizzontale alla gola che richiede cure costanti e dolorose. Per varie mattine alla settimana, la 57enne deve recarsi in ospedale per sottoporsi a medicazioni, terapie e accertamenti vari, un rituale che prosciuga le energie ma che non ha scalfitto la sua determinazione.
La voglia di tornare alla normalità
Nonostante il quadro clinico rimanga pesante, con ripercussioni debilitanti su funzioni vitali come la deglutizione e la fonazione, la docente non ha perso di vista la sua missione educativa. A differenza di quanto si potrebbe pensare, lo spirito di Chiara Mocchi è tutt’altro che piegato; anzi, combatte ogni giorno con una tenacia che il suo stesso legale fatica a trattenere nel descriverla. “Lei non demorde – ha affermato l’avvocato – e combatte tutti i giorni perché vuole tornare a scuola dai suoi amati studenti per accompagnarli all’esame di terza media”. La strada è in salita, certo, ma procede a piccoli passi di miglioramento, alimentata dalla prospettiva di riabbracciare quella normalità che le è stata strappata con la violenza.
La decisione del tribunale per i minori
Mentre la professoressa lotta per recuperare l’uso della parola e la capacità di nutrirsi senza affanni, sul fronte giudiziario la posizione del suo giovane aggressore è stata definita con chiarezza. Il gip del Tribunale per i Minori di Brescia, Daniela Martino, ha infatti sciolto la riserva disponendo per il tredicenne la misura di sicurezza provvisoria del riformatorio giudiziario, seppur nella forma specifica del collocamento in comunità. L’allontanamento dall’ambiente domestico, sebbene non immediato a causa della giovane età del responsabile (che non è imputabile non avendo ancora compiuto 14 anni), dovrà avvenire nel rispetto delle indicazioni fornite dal reparto di Neuropsichiatria infantile, che indicheranno la struttura più adatta a contenere quella che è stata giudizialmente riconosciuta come una spiccata pericolosità sociale.




