Prof pugnalata a Trescore, il gip si riserva sul futuro del 13enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minori di Brescia, al termine dell’udienza che si è tenuta nella giornata di giovedì 2 aprile, ha scelto di non decidere immediatamente: si è riservato, invece, di valutare se disporre o meno una misura di sicurezza per il tredicenne che, nei giorni scorsi, ha accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi in un corridoio della scuola media “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Il ragazzo, al momento dell’aggressione avvenuta mercoledì della scorsa settimana, è stato subito sottratto al contesto scolastico e affidato alle cure del servizio di neuropsichiatria infantile; dopo l’udienza, è stato nuovamente riaccompagnato in ospedale, dove già si trovava, seguito da un’équipe specialistica.

La non imputabilità e la richiesta della procura

Dal punto di vista penale, il tredicenne non è imputabile – una circostanza che deriva dalla sua giovane età e che, di fatto, sposta l’intera questione sul piano della pericolosità sociale accertata. La Procura di Bergamo, proprio su questo fronte, ha formalmente chiesto l’applicazione di una misura di sicurezza: in sostanza, il collocamento in una comunità, seppure con caratteristiche specifiche che dovranno essere definite in sede giudiziaria. Non si tratterebbe, dunque, di una pena in senso stretto, bensì di un provvedimento finalizzato a contenere eventuali condotte future aggressive, qualora gli esperti confermino che il ragazzo rappresenti un rischio per sé o per gli altri. Il giudice, ora, dovrà valutare gli atti dell’indagine e le relazioni dei neuropsichiatri che lo stanno seguendo.

Le due strade: comunità educativa o struttura protetta

Davanti al tredicenne, se il gip accoglierà la richiesta della procura, si aprono di fatto due possibilità, entrambe riconducibili all’allontanamento dall’ambiente familiare e scolastico. Da un lato, c’è l’ipotesi del collocamento in una comunità educativa, dove il minore riceverebbe supporto pedagogico e psicologico in un contesto meno restrittivo; dall’altro, qualora la pericolosità fosse ritenuta particolarmente elevata, potrebbe essere disposta una misura più stringente, ovvero l’inserimento in una comunità a carattere protetto, con maggiori controlli e limitazioni della libertà di movimento. Al momento, nessuna delle due opzioni è stata scartata, e il giudice ha voluto prendersi il tempo necessario per esaminare la documentazione pervenuta, compresa quella relativa allo stato di salute mentale del ragazzo.

Il monologo di Caccamo a “Le Iene” e il clima nella scuola

Proprio all’indomani dell’accoltellamento, il comico e docente Filippo Caccamo – intervenuto il 1° aprile al programma “Le Iene” su Italia Uno, all’interno della rubrica “Pregiudizio Universale” – ha offerto una riflessione dal tono volutamente dolceamaro sulla condizione degli insegnanti italiani. Caccamo, che è anche content creator, si è chiesto, rivolgendosi al pubblico: “Ma cosa sta succedendo alla scuola italiana?”. Una domanda, ha precisato, che riguarda tutti, perché tutti abbiamo frequentato un’aula. Ha poi aggiunto, con una punta di sarcasmo, che ormai, per avere l’attenzione mediatica, i docenti dovrebbero spiegare ai ritmi di TikTok: un modo per denunciare la crescente esposizione alla violenza – fisica e verbale – che colpisce quotidianamente chi lavora tra i banchi. Nessun riferimento diretto al caso di Trescore, ma il contesto era chiaramente quello.

L’attesa per la decisione del giudice

Il ragazzo, nel frattempo, resta ricoverato e sottoposto a osservazione. La legge prevede che, in assenza di imputabilità, una misura di sicurezza possa essere applicata solo se il minore viene riconosciuto come socialmente pericoloso; spetterà ai periti e ai consulenti del tribunale stabilirlo, sulla base di test clinici e dell’evoluzione del suo comportamento durante la degenza. L’udienza si è chiusa senza alcuna indicazione sui tempi della riserva, ma è probabile che il gip si pronunci nelle prossime settimane. La professoressa accoltellata, Chiara Mocchi, non comparisce negli atti giudiziari come parte offesa costituita – almeno per ora – e l’inchiesta resta nelle mani della procura di Bergamo, che coordina gli accertamenti insieme al tribunale minorile bresciano.

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