Mattarella: donne, ancora troppe disuguaglianze da superare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La celebrazione della Giornata Internazionale della Donna al Palazzo del Quirinale è stata l’occasione, per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per tracciare un bilancio del cammino compiuto verso la parità di genere, sottolineando con forza come quel percorso sia tutt’altro che concluso. Il Capo dello Stato, alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di altre autorità, ha voluto ricordare il contributo fondamentale offerto dalle donne alla costruzione della democrazia e della società italiana, un apporto che ha definito determinante e che per decenni, se non per secoli, è rimasto ai margini della narrazione pubblica e del riconoscimento istituzionale. L’equilibrio tra i sessi, ha dichiarato Mattarella con una formula efficace e diretta, non è ancora stato raggiunto, perché se è vero che la Repubblica ha dato molto alle donne – pensiamo all’accesso all’istruzione, al mondo del lavoro e ai diritti civili – è altrettanto vero che le donne hanno dato moltissimo alla Repubblica, e questo scambio non ha ancora portato a una piena e soddisfacente reciprocità.

Il valore fondativo del voto del 1946 e i talenti inespressi

Nel suo intervento, il Presidente ha voluto ripercorrere simbolicamente quella che ha definito un’autentica rivoluzione, ossia il voto alle donne del 1946, quando per la prima volta le italiane furono chiamate alle urne, contribuendo in maniera decisiva alla nascita della Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente. Quella data, ha spiegato Mattarella, segnò la fine di un lungo periodo di discriminazione istituzionalizzata e di emarginazione sociale, sancendo il principio che i diritti fondamentali valgono allo stesso modo per uomini e donne. Eppure, nonostante quel passo epocale e la presenza odierna di donne ai vertici delle più alte cariche dello Stato – una visibilità che rappresenta un traguardo importante – il Capo dello Stato ha voluto lanciare una riflessione amara su quanti talenti femminili, quante competenze e quante energie siano andati perduti nel corso degli anni, soffocati da pregiudizi, ruoli imposti e opportunità negate, un patrimonio di intelligenza e capacità che il Paese non può più permettersi di sprecare.

L’impegno delle istituzioni: dal livello nazionale a quello regionale

Parallelamente alle parole pronunciate al Quirinale, la Giornata dell’8 marzo ha visto un fiorire di iniziative in tutto il Paese, a testimonianza di una mobilitazione che dalle istituzioni si estende alla società civile. La premier Meloni, presente alla celebrazione, ha ascoltato il discorso del Presidente in un clima di formale condivisione degli intenti, mentre in molte città italiane, oltre sessanta secondo le prime stime, si sono svolti cortei e manifestazioni organizzati da associazioni e collettivi. In particolare, la Regione Lazio ha promosso l’evento “Le donne che fanno grande il Lazio”, un’iniziativa che mira a trasformare l’8 marzo in un punto di partenza per una strategia di lungo periodo, piuttosto che in una mera ricorrenza celebrativa. Al centro di questa visione, come è stato spiegato durante la manifestazione, c’è il riconoscimento del protagonismo femminile come elemento essenziale per lo sviluppo, la coesione sociale e l’innovazione del territorio, con uno sguardo attento alla realtà dell’imprenditoria femminile locale, considerata espressione concreta di competenze e responsabilità nella vitalità economica.

Mobilitazioni diffuse e memoria storica

Il tessuto connettivo del Paese si è animato con iniziative che spaziano dalla memoria storica alla rivendicazione sociale. Al Senato, a Palazzo Madama, è stata aperta straordinariamente al pubblico una mostra intitolata “Il volto delle donne”, che ripercorre secoli di arte e ingegno femminile, celebrando in particolare le 21 deputate elette all’Assemblea Costituente nel lontano 1946, figure spesso dimenticate ma fondamentali per la stesura della Carta Costituzionale. Parallelamente, in molte città italiane, da nord a sud, si sono tenuti cortei e flash mob. A Genova, il collettivo Non Una Di Meno ha organizzato un presidio in mattinata e un corteo previsto per il giorno successivo, mentre alla Spezia una mattinata di studi ha voluto indagare il contributo femminile in settori tradizionalmente a predominanza maschile. La riflessione, insomma, si è articolata su più livelli, unendo l’analisi storica alla pressione politica e alla mobilitazione di piazza, in un mosaico di voci e richiami che chiedono con insistenza il superamento definitivo delle troppe disparità ancora presenti.

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