Contributi artigiani e commercianti 2026, aliquote fisse al 24 per cento e riduzione del 35 per cento per i forfettari in scadenza il 28 febbraio
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Redazione Economia
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L’Istituto nazionale della previdenza sociale, con la circolare numero 14 pubblicata il 9 febbraio, ha messo nero su bianco tutti i valori, le aliquote e le scadenze che gli iscritti alle gestioni speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali dovranno rispettare per l’anno in corso -1. Si tratta di un appuntamento fisso, ma che quest’anno presenta alcune peculiarità legate soprattutto alle agevolazioni per i contribuenti in regime forfettario, la cui domanda per ottenere lo sconto, o al contrario per comunicare la volontà di rinunciarvi, va presentata improrogabilmente entro il prossimo 28 febbraio, termine che, cadendo di sabato, slitta di fatto al 2 marzo -6. La struttura portante della contribuzione, va detto, rimane quella ormai consolidata: l’aliquota per il finanziamento delle gestioni pensionistiche è fissata al 24 per cento per tutti, titolari e collaboratori, con la sola differenza, per i commercianti, di uno 0,48 per cento aggiuntivo destinato a finanziare l’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività, il che porta la loro aliquota complessiva al 24,48 per cento -1-5.
Il peso del minimale e i conti in tasca agli iscritti
Il reddito minimale annuo, parametro fondamentale perché rappresenta la base imponibile sotto la quale non si può scendere indipendentemente dal fatturato, è stato aggiornato sulla base dell’indice Istat ed è pari a 18.808 euro -3. Questo significa, in termini pratici, che un artigiano deve versare contributi per almeno 4.521,36 euro, mentre un commerciante si attesta sui 4.611,64 euro, cifre che includono la quota per la maternità, pari a 7,44 euro annui -5. Chi ha un reddito superiore a questa soglia, e fino a 56.224 euro, continuerà a pagare l’aliquota base sulla parte eccedente; oltre tale tetto, invece, scatterà un aumento di un punto percentuale, portando le aliquote al 25 per cento per gli artigiani e al 25,48 per cento per i commercianti -10. Per quanto riguarda i massimali, altro elemento di calcolo cruciale per chi ha redditi alti, il tetto entro cui versare i contributi è fissato a 93.707 euro per i soggetti con anzianità contributiva anteriore al 1996, mentre sale fino a 122.295 euro per coloro che sono iscritti successivamente a tale data e quindi rientrano pienamente nel sistema contributivo -1-10.
La finestra di febbraio per chi è in regime forfettario
Il nodo più delicato, e che richiede una decisione consapevole da parte degli interessati, riguarda i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario. Per loro, la legge prevede la possibilità di ottenere una riduzione del 35 per cento sui contributi dovuti, sia sulla quota minima che su quella eccedente il minimale, ma si tratta di un’opzione che non viene applicata in automatico e va richiesta ogni volta tramite il cassetto previdenziale dell’Inps -2-9. La scadenza del 28 febbraio, o del 2 marzo considerando la proroga tecnica, rappresenta l’ultimo giorno utile per presentare l’istanza, ma anche per comunicare una eventuale rinuncia da parte di chi, pur avendone diritto, preferisse tornare al regime ordinario -6. Chi ha già presentato domanda negli anni passati e non ha subito variazioni nei requisiti non deve fare nulla, perché l’agevolazione si intende tacitamente rinnovata, ma chi si è iscritto nel 2025 deve invece attivarsi entro il termine -9.
La riduzione non è mai a costo zero per il futuro assegno
Un aspetto che merita una riflessione attenta, al di là della mera procedura burocratica, è la natura stessa di questo sconto. Pagare meno contributi oggi significa, inevitabilmente, vedersi accreditare un importo minore sul proprio conto previdenziale, con effetti diretti e talvolta significativi sul montante contributivo che determinerà l’assegno pensionistico futuro -6. La scelta di aderire, insomma, non è mai neutrale e comporta un trade-off tra liquidità immediata e consistenza della rendita futura. Per i cosiddetti “over 65” già titolari di pensione a carico delle gestioni Inps, invece, la situazione è diversa: per loro continua a operare la riduzione del 50 per cento dei contributi dovuti, una misura che non incide su una futura pensione perché il rapporto assicurativo è, di fatto, già in essere -1-5.
Le scadenze del calendario 2026 per i versamenti
Sul fronte delle scadenze di pagamento, il calendario ricalca sostanzialmente quello degli anni precedenti. I contributi calcolati sul minimale vanno versati in quattro rate fisse: le date da segnare in agenda sono il 18 maggio, il 20 agosto, il 16 novembre del 2026 e infine il 16 febbraio del 2027 per la chiusura -3-10. Diverso il discorso per i contributi sulla parte eccedente il minimale, i cosiddetti contributi a conguaglio, che seguono invece le scadenze ordinarie previste per il pagamento delle imposte sui redditi, e quindi andranno versati a saldo per il 2025 e in acconto per il 2026 secondo il classico schema fiscale -3. Tutte le operazioni, dalla consultazione degli importi al pagamento tramite modello F24, passano attraverso il cassetto previdenziale digitale, dove ogni iscritto può trovare i dati precalcolati per la propria posizione -10.




