Contributi Inps 2026, aliquote in lieve aumento per commercianti e conferme per la gestione separata
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Redazione Economia
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L’Istituto nazionale di previdenza sociale, con due distinte circolari emanate nel febbraio del 2026, la numero 8 e la numero 14, ha ufficializzato gli importi, le aliquote e i nuovi massimali che disciplineranno il versamento dei contributi previdenziali per l’anno in corso, definendo così il quadro normativo di riferimento per le diverse categorie di lavoratori autonomi e parasubordinati. Le comunicazioni ufficiali, che giungono a conclusione di un iter di aggiornamento ormai consueto, delineano un panorama in gran parte in continuità con il passato, seppur con alcuni ritocchi legati alla perequazione automatica e a specifici aggiustamenti normativi già avviati negli esercizi precedenti.
Per quanto concerne le gestioni degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, la circolare numero 14 del 9 febbraio 2026 conferma il raggiungimento dell’aliquota contributiva di finanziamento del fondo pensioni, ormai stabilizzata al ventiquattro per cento per tutti i titolari e i collaboratori dell'impresa familiare, indipendentemente dalla loro età anagrafica -1. Una dinamica, questa, che rappresenta il punto d'arrivo del percorso graduale di innalzamento iniziato oltre un decennio fa e che, per i commercianti, vede l'aggiunta di uno 0,48 per cento destinato al finanziamento dell'indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività, portando la loro aliquota complessiva al 24,48 per cento -4. La base imponibile minima su cui calcolare il dovuto, il cosiddetto minimale di reddito, è stata rivalutata in base all'indice Istat, attestandosi a 18.808 euro annui, il che si traduce in un contributo fisso annuo, per la sola quota IVS, di 4.513,92 euro per gli artigiani e di 4.604,20 per i commercianti, cifre alle quali va aggiunta la quota fissa mensile di 0,62 euro per la maternità, come previsto dalla normativa di settore -7.
Le novità per la gestione separata tra conferme e soglie innalzate
Parallelamente, la circolare numero 8 del 3 febbraio 2026 ha provveduto a fotografare la situazione contributiva della Gestione separata, l'archivio previdenziale istituito dalla legge 335 del 1995 che accoglie lavoratori parasubordinati, professionisti senza cassa e altre figure atipiche. Anche in questo caso, le aliquote per il 2026 non subiscono scostamenti rispetto a quelle già in vigore nell'anno precedente, mantenendo quindi la distinzione fondamentale tra chi è già pensionato o iscritto ad altra forma obbligatoria e chi, invece, non lo è. Per questi ultimi, l'aliquota complessiva per i collaboratori coordinati e continuativi, comprensiva delle addizionali per maternità, malattia e per l'indennità di disoccupazione DIS-COLL, rimane fissata al 35,03%, mentre per i liberi professionisti titolari di partita Iva, l'onere totale si attesta al 26,07%, una percentuale che include anche il finanziamento dell'ISCRO, l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa.
Un elemento di novità, seppur di natura tecnica, riguarda l'innalzamento del massimale di reddito imponibile per questa gestione, che passa a 122.295 euro, un adeguamento che segue le dinamiche retributive e che determina l'importo massimo sul quale calcolare i contributi dovuti per l'anno -8. Tale soglia rappresenta il tetto oltre il quale non è dovuta ulteriore contribuzione, un dato particolarmente rilevante per i percettori di redditi elevati, che vedono così definito il limite del proprio prelievo previdenziale.
Le scadenze fiscali e le opzioni per i contribuenti forfettari
Parallelamente alla definizione delle aliquote, l'INPS ha ribadito il calendario dei versamenti per i contributi fissi di artigiani e commercianti, scandito dalle tradizionali quattro rate in scadenza il 18 maggio, il 20 agosto, il 16 novembre del 2026 e, infine, il 16 febbraio del 2027, mentre i conguagli sul reddito eccedente il minimale seguiranno le ordinarie scadenze previste per le imposte sui redditi. Sul fronte delle agevolazioni, rimane operativa la riduzione del 50 per cento della contribuzione per gli over 65 che siano già pensionati presso le gestioni Inps, un beneficio strutturale che prosegue senza soluzione di continuità anche in questo esercizio.
Un capitolo a parte, che ha richiesto attenzione in queste prime settimane dell'anno, ha riguardato i contribuenti in regime forfettario, i quali, se hanno avviato l'attività nel corso del 2025, si sono trovati di fronte a un bivio: optare per lo sconto contributivo del 50 per cento riservato alle nuove iniziative o mantenere la riduzione ordinaria del 35 per cento -3. La scelta, per chi intendeva avvalersi dell'agevolazione standard, andava obbligatoriamente comunicata entro il termine perentorio del 28 febbraio, scadenza slittata al 2 marzo per effetto del calendario, pena la perdita del diritto per l'intero anno d'imposta, un adempimento che ha coinvolto migliaia di partite Iva alle prese con la pianificazione dei costi previdenziali per il 2026 -3.




