A Lecce vince il centrosinistra, Tarantino batte Poli Bortone e guida la Provincia
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Redazione Interno
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In una domenica di pioggia, l’assemblea degli amministratori locali ha scelto con il proprio voto, esercitato – come ha sottolineato il neoeletto – con il cuore colmo di entusiasmo e la consapevolezza di una scelta cruciale per il territorio, il nuovo presidente della Provincia di Lecce. La vittoria è andata a **Fabio Tarantino**, sindaco di Martano ed esponente di quel campo largo del centrosinistra che ha ottenuto l’appoggio trasversale anche del Movimento Cinque Stelle, il quale succede ufficialmente a Stefano Minerva dopo averne svolto le funzioni dallo scorso novembre. Un esito, questo, che segna una netta battuta d’arresto per il fronte opposto, quello del centrodestra, che vedeva in corsa il primo cittadino del capoluogo, **Adriana Poli Bortone**, la quale sulla carta – considerando il peso politico e istituzionale della sua carica – avrebbe dovuto riscuotere un successo più ampio: un risultato mancato che alcuni osservatori attribuiscono, non senza fondate supposizioni, all’azione deflagrante di una frangia di franchi tiratori all’interno dello stesso schieramento.
Il malessere nel centrodestra precede il voto
Già nei giorni precedenti la consultazione, d’altronde, i segnali di una profonda crepa nella coalizione erano emersi con chiarezza, trasformando quella che doveva essere una candidatura unitaria, presentata a gennaio con l’orgoglioso slogan “mentre altri fanno rumore, noi facciamo la storia”, in un campo di tensioni sempre meno dissimulate. La stessa Poli Bortone, del resto, aveva trascorso una lunga giornata di riflessione, lontano da Palazzo Carafa, tra visite di lavoro e un vertice convocato d’urgenza con la sua giunta all’Hotel Tiziano, in un clima che molti hanno definito di “resa dei conti” e che alimentava voci insistenti su possibili dimissioni e un rimpasto. Un malessere esploso pubblicamente attraverso le dure parole di alcuni alleati storici, i quali non hanno esitato ad accusare la campagna di aver tradito gli elettori di riferimento, denunciando uno “scarso impegno” e pratiche “autolesioniste” che hanno finito per logorare la compattezza necessaria in una competizione così serrata.
Una sconfitta che lascia il segno
La sconfitta di Poli Bortone, pertanto, non rappresenta soltanto un cambio di guida nell’ente di area vasta, ma assume i contorni di una débâcle politica per il centrodestra salentino, il quale si presentava alle urine diviso e incapace di coagulare il consenso attorno alla propria candidata, nonostante le premesse fossero state costruite su una valutazione che si voleva “condivisa all’interno di un centrodestra unito e non da un accordicchio di convenienza”. Il risultato delle urne, in tal senso, ha certificato la fragilità di quell’equilibrio, regalando una vittoria netta a Tarantino, il quale ha saputo capitalizzare il dissenso interno allo schieramento avversario e costruire una maggioranza solida, pronta ora a governare una provincia ricca di peculiarità e sfide, dove – come ha ricordato il neopresidente – i dialetti sono tanti proprio come i Comuni che la compongono.
Le reazioni e il nuovo corso
Con l’elezione di Tarantino, che ha salutato la vittoria con un’espressione nel dialetto della sua terra d’origine per esprimere un senso di compiutezza e accordo raggiunto, si apre dunque una nuova fase per la Provincia di Lecce. Una fase che si allontana dall’ombra delle polemiche che hanno caratterizzato la vigilia, concentrandosi sugli impegni concreti di un’amministrazione chiamata a rispondere alle esigenze di un territorio vasto e complesso. Il passaggio di consegne da Minerva a Tarantino, già operativo da mesi, diventa ora formale e carico di tutte le aspettative che un ruolo del genere comporta, in un contesto politico locale che questa elezione ha profondamente ridisegnato, ponendo fine a un’aspra contesa e consegnando la guida a una coalizione di centrosinistra allargata.
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