Poli Bortone chiude la crisi a Lecce: «Nessun addio, andrò avanti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo i giorni di tensione seguiti all’esito disastroso delle elezioni provinciali, il sindaco Adriana Poli Bortone ha posto fine a ogni ipotesi di una sua uscita di scena, chiarendo senza mezzi termini la propria posizione. «Se qualcuno ha la fantasia che io mi debba dimettere, la può cancellare», ha dichiarato, mettendo così la parola fine a una ridda di voci e di indiscrezioni che, soprattutto a causa del comportamento dei franchi tiratori in seno alla coalizione, avevano seriamente messo in dubbio la tenuta della giunta. La sconfitta subita, che ha privato il centrodestra del controllo della Provincia, non viene dunque interpretata come un mandato a lasciare Palazzo Carafa, bensì come uno sprone a proseguire il lavoro intrapreso, proprio come – ha tenuto a sottolineare la prima cittadina – le richieste dei leccesi impongono di fare.

Una giornata di confronti per ricucire lo strappo

La netta presa di posizione è arrivata al termine di una lunga e intensa giornata di consultazioni, tutta giocata al di fuori degli uffici comunali. Dopo una visita di routine in un cantiere cittadino, il primo appuntamento cruciale si è svolto all’Hotel Tiziano, dove Poli Bortone ha incontrato i componenti della sua giunta: un vertice organizzato all’ultimo minuto, il cui obiettivo principale era quello di tastare il polso della maggioranza e di verificare, dopo lo shock elettorale, la coesione del gruppo di governo. Dal confronto, per quanto possa essere stato complesso, è emersa la volontà comune di non cedere alla fibrillazione, scongiurando sul nascere l’ipotesi di un rimpasto che, in quelle circostanze, avrebbe equivalso a un’ammissione di fragilità.

Il secondo round con i partiti della coalizione

Nel pomeriggio, la macchina delle mediazioni si è spostata all’Hilton Garden Inn, teatro di un incontro altrettanto significativo con i segretari cittadini, provinciali e regionali delle forze politiche che sostengono l’amministrazione. In quell’occasione, al di là delle recriminazioni per il voto di domenica – un voto nel quale alcuni, agendo in modo autonomo, hanno di fatto favorito l’esito contrario –, si è cercato di riaffermare un patto di collaborazione. La necessità di presentarsi compatti ai cittadini, evitando di mostrare divisioni che finirebbero solo per alimentare ulteriori instabilità, ha prevalso su ogni altra considerazione, consentendo di uscire dalla riunione con un rinnovato, seppur faticoso, equilibrio.

Il quadro più ampio della crisi nelle Province

Quanto accaduto a Lecce, del resto, non è un caso isolato ma si inserisce in un quadro regionale di profonda crisi degli enti di area vasta, lacerati da conflitti interni e da tradimenti politici. Nella Bat, ad esempio, la situazione è parimenti esplosiva, con il centrosinistra diviso sulla spinosa questione del presidente Lodispoto, il quale, nonostante le dimissioni di massa presentate dai componenti dell’ente e le pressanti richieste di un passo indietro, è rimasto saldamente aggrappato alla sua poltrona. Sono episodi che, al di là delle singole dinamiche, raccontano di un sistema di potere logorato e di un confronto politico sempre più segnato dalla ricerca di vantaggi particolari, spesso a scapito della stabilità e del buon governo del territorio.

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