Eni, le liste per il cda e i retroscena su Terna: la liquidazione da 6 milioni e l’effetto “Rischiatutto”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A meno di un mese dall’assemblea del 6 maggio, il colosso petrolifero Eni ha ufficializzato la presentazione delle liste per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Tre i soggetti che hanno depositato i propri candidati: il ministero dell’Economia e delle Finanze, Assogestioni e l’imprenditore Romano Minozzi. La lista del Mef – quella destinata a prevalere, visto il peso della partecipazione statale – propone sei nomi, tra i quali spiccano l’attuale amministratore delegato Claudio Descalzi, la stessa Giuseppina Di Foggia indicata per la presidenza, e poi Cristina Sgubin, Matteo Petrella, Benedetta Fiorini e Stefano Cappiello. Proprio la Di Foggia, però, è al centro di un groviglio giudiziario e contabile che rischia di avvelenare il passaggio di consegne.

Il nodo della “severance” da Terna e il braccio di ferro sulla liquidazione

Non è semplice, per l’ex deputata leghista ora designata alla guida dell’Eni, lasciare la guida di Terna. L’amministratrice delegata della società che gestisce la rete elettrica nazionale, infatti, si era già predisposta una maxi-liquidazione – la cosiddetta “severance” – in caso di mancato rinnovo dell’incarico. Un’indennità che, stando alle prime ricostruzioni, vale circa 6 milioni di euro. Dettaglio non secondario: l’importo sarebbe stato inizialmente quantificato in una cifra inferiore (si parlava di 6 milioni tondi), per poi essere ritoccato al rialzo fino a 7,3 milioni. Una rettifica, quella operata dalla stessa manager, che ha fatto scattare più di una perplessità tra i vertici di Corso d’Italia e tra gli azionisti di minoranza.

“Rischiatutto” e il dramma del povero De Biasio

La vicenda, a ben vedere, assume i contorni di un vecchio gioco televisivo a premi, quello del “Rischiatutto”. La Di Foggia, spiegano alcune fonti vicine al dossier, si sarebbe cacciata in un vero e proprio vicolo cieco: da un lato la poltrona di presidente dell’Eni – con un compenso che si aggirerà sui 500mila euro – non è un incarico a tempo indeterminato come quello di amministratore delegato e direttore generale di Terna; dall’altro, la pretesa di portarsi a casa l’intera buonuscita da 6 milioni rischia di innescare un conflitto con il presidente uscente di Terna. Il riferimento corre a quello che qualcuno ha già ribattezzato “il dramma del povero De Biasio”, figura schiacciata tra le richieste della manager e le esigenze di bilancio della società.

Benedetta Fiorini, la scalata nei cieli tra Enac e Ita

Nel frattempo, un’altra candidata della lista Mef, Benedetta Fiorini, sta compiendo una singolare doppia scalata: nei cieli, s’intende. L’ex deputata della Lega siede già nel consiglio di amministrazione dell’Enac, l’autorità che regola, vigila e controlla l’aviazione civile. E proprio stamattina l’amministratore delegato di Ita Airways, Joerg Eberhart, ha annunciato l’intenzione di proporre al cda della compagnia di bandiera l’assunzione della stessa Fiorini. Una situazione paradossale, perché la manager si troverebbe contemporaneamente dall’altra parte della barricata: da controllore (in Enac) a controllato (in Ita), e viceversa. Un intreccio di ruoli che, inevitabilmente, solleva interrogativi sulla trasparenza e sui conflitti d’interesse, anche in vista del suo approdo alla presidenza del colosso energetico.

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