Ranucci, il sessismo e il doppio standard del femminismo italiano: il caso che divide la sinistra

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso Sigfrido Ranucci continua a tenere banco sulle pagine dei giornali e nei salotti televisivi, ormai da diverse settimane, con un'intensità che ha superato i confini della semplice cronaca giudiziaria per trasformarsi in un vero e proprio terreno di scontro politico e culturale.

Al centro dell'attenzione pubblica c'è ovviamente la vicenda giudiziaria legata all'esplosione di un ordigno davanti all'abitazione del conduttore di Report, un episodio inquietante per il quale si è autoaccusato il faccendiere Valter Lavitola, ma è un altro aspetto, quello legato alle accuse di sessismo, a scatenare le reazioni più vibranti e a mettere in luce quelle che molti definiscono come le contraddizioni interne al fronte progressista.

La questione, nella sua complessità, ha finito per dividere il mondo della politica e dell'informazione lungo linee che non sempre corrispondono alle tradizionali appartenenze politiche.

Da un lato, una parte del giornalismo e della classe dirigente di centrodestra ha scelto di puntare il dito contro la figura di Ranucci, utilizzando le accuse di molestie e comportamenti inappropriati come un'arma per delegittimare un avversario storico, in una strategia di attacco che ormai non si conta più e che vede in prima fila, tra gli altri, il quotidiano Il Tempo con gli articoli di Angela Camuso.

Dall'altro lato, e qui si annida la vera frattura, è il mondo della sinistra e del femminismo a mostrarsi spaccato, incapace di trovare una linea comune e finendo per offrire il fianco alle critiche di chi parla apertamente di doppio standard e di indignazione a corrente alternata.

Il silenzio rotto di Picierno e la difesa a spada tratta

In questo scenario di scontri e polemiche, è intervenuta con un certo peso politico Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e dirigente del Partito Democratico, che ha rotto il silenzio che, a suo dire, si era diffuso nel suo stesso campo per poi assumere una posizione netta. Picierno ha scelto di non entrare nel merito degli aspetti giudiziari della vicenda, affermando con cautela che spetterà alla magistratura fare chiarezza su quanto realmente accaduto, ma ha voluto tracciare un confine chiarissimo sul piano dei princìpi.

Il suo messaggio, politicamente dirompente, è stato che non esiste un sessismo di serie A e uno di serie B, e che la gravità di certi comportamenti non può essere attenuata in base alla collocazione politica di chi li mette in atto. Con una frase destinata a fare discutere, ha dichiarato che il sessismo fa schifo sempre, un'affermazione che suona come un monito a tutto il suo schieramento, invitato a non cadere nella trappola di giustificare l'indifendibile solo perché proviene da una parte che si ritiene giusta.

La posizione di Picierno, che ha denunciato un "silenzio diffuso e molto rumoroso" tra i suoi alleati, ha il merito di mettere in luce una contraddizione storica del progressismo italiano, quella di un femminismo che spesso si mostra inflessibile e severo quando a sbagliare sono gli avversari politici, ma che tende a minimizzare, o peggio a tacere, quando le accuse riguardano personaggi che appartengono alla propria area culturale.

È il fenomeno, già osservato in altre occasioni, della morale a geometria variabile, che rischia di minare alla base la credibilità di una battaglia di civiltà come quella per i diritti delle donne e il rispetto della loro dignità.

D'altro canto, a fronte delle critiche di una parte del suo schieramento, Ranucci ha potuto contare sulla solidarietà di figure altrettanto influenti del panorama giornalistico e intellettuale italiano; tra questi, Antonio Padellaro, che con il conduttore di Report ha condiviso anni di battaglie professionali, e Maurizio Belpietro, che pure da posizioni politiche differenti ne hanno sottolineato il valore professionale, quasi a voler separare la persona pubblica dalle accuse di carattere privato che in questo momento gravano su di lui.

Il cuore politico di una vicenda giudiziaria

Al di là delle singole posizioni, il caso Ranucci sta assumendo i contorni di una questione che travalica la cronaca per diventare un simbolo delle contraddizioni del dibattito pubblico contemporaneo. Da settimane, le destre e una parte consistente della stampa di maggioranza non mollano la presa, trasformando ogni nuovo dettaglio emerso in un'occasione per mettere in difficoltà il conduttore di Report.

La bomba esplosa davanti alla sua abitazione, con la successiva autodenuncia di Lavitola, ha aperto uno scenario che molti hanno definito "inquietante" e che fa da sfondo a un conflitto che è al tempo stesso politico, mediatico e personale.

Ma è stata la deviazione rappresentata dalle accuse di avances durante un colloquio di lavoro del 2018 a infiammare gli animi, portando il dibattito su un terreno minato come quello dei rapporti tra i sessi e degli abusi di potere, un tema sul quale la sinistra si è storicamente impegnata a costruire un'egemonia culturale che ora rischia di essere messa in discussione proprio da uno dei suoi esponenti più rappresentativi.

Le parole di Pina Picierno rappresentano un tentativo, forse tardivo, di arginare questa erosione di credibilità, richiamando il suo partito e l'intero mondo progressista a un principio di coerenza che non può ammettere deroghe. Lo fa con garbo, ma con fermezza, chiarendo che il suo approccio è quello di una garantista che aspetta fiduciosa il verdetto dei giudici per le questioni penali, ma che sul piano etico e politico intende schierarsi senza tentennamenti contro qualsiasi forma di prevaricazione.

Il richiamo a non usare due pesi e due misure, a non lasciarsi offuscare dalla militanza politica di fronte a comportamenti che sarebbero condannati senza appello se provenissero dall'altra parte dello schieramento, è un messaggio che suona come un avvertimento a chi, in questi giorni, ha scelto prudentemente di tacere o, peggio, di cercare giustificazioni nella complessità del personaggio o nell'atmosfera di caccia alle streghe che alcuni sostengono sia stata scatenata contro di lui.

Femminismi a corrente alternata

Quello che emerge con chiarezza da questa vicenda è il ritratto di un femminismo italiano che, di fronte al banco di prova di una figura scomoda come quella di Sigfrido Ranucci, mostra tutte le sue fragilità e i suoi conflitti interni. Si ripropone, in modo quasi speculare, la dinamica già osservata in altri casi di cronaca che hanno visto protagonisti personaggi di spicco della sinistra, dove l'indignazione per certi episodi sembra seguire un percorso inversamente proporzionale alla vicinanza politica dell'accusato.

Se quando a finire nel mirino sono esponenti del centrodestra il coro di condanne è pressoché unanime e immediato, quando le accuse investono personaggi del proprio campo le voci si fanno flebili, le reazioni più caute e il beneficio del dubbio diventa la regola.

Questo comportamento, che alcuni hanno definito come il triste fenomeno del doppio standard, rischia di delegittimare l'intero movimento e di alimentare il sospetto che per alcuni il tema del rispetto delle donne e della lotta alle molestie non sia un principio assoluto ma uno strumento di lotta politica. Le parole di Pina Picierno, in questo senso, rappresentano una sferzata a questa ipocrisia, un tentativo di riportare la discussione su un piano di serietà e coerenza che dovrebbe essere il minimo sindacale per chiunque dica di battersi per i diritti civili.

La sua posizione, per quanto isolata in un momento di grande confusione, ha il pregio di indicare una strada, quella della rinuncia a ogni forma di strumentalizzazione, nella consapevolezza che il tema del sessismo è troppo serio per essere piegato alle esigenze della contingenza politica.

Sul caso Ranucci, come su tutti i casi simili, la magistratura farà il suo corso e accerterà le responsabilità penali, ma il giudizio politico e morale che la società civile darà di questi eventi dipenderà anche dalla capacità di ciascuno di superare la logica dello schieramento e di guardare ai fatti con gli stessi occhi, indipendentemente dal colore della bandiera che sventola.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.