Gabriella Greison e il sessismo da tastiera: quando la fisica con il décolleté fa più scandalo della scienza
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Redazione Interno
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Gabriella Greison, che a 51 anni – con un curriculum da far tremare i polsi e un paio di seni che, come qualcuno ha voluto sottolineare con malcelata ossessione, «reggono benissimo» – è tornata a far parlare di sé. Non per i suoi studi sulla fisica quantistica, né per i libri che da anni dominano le classifiche, e neppure per gli spettacoli teatrali tratti dalle sue opere. Stavolta, l’attenzione si è concentrata su un abito estivo verde acqua, indossato durante la cerimonia di laurea all’Università di Messina, al Teatro Antico di Taormina. Un vestito elegante, adatto al clima siciliano, ma finito nel mirino degli haters per una colpa imperdonabile: la scollatura.
«Donnetta che non ha niente da dire», «occhio che senza impalcatura ti cadono le tette», «l’età che avanza inesorabile costringe alcune donne a sparare gli ultimi fuochi d’artificio». Questi alcuni dei commenti che hanno invaso i social dopo la pubblicazione di un video in cui Greison, fisica nucleare formatasi all’Università di Milano e poi all’École Polytechnique di Parigi, appariva sorridente all’aeroporto di Linate. Ironie grevi, insulti sessisti, battute da bar sport. Tutto pur di sminuire una donna che, tra l’altro, Forbes ha inserito nel 2024 tra le 100 più influenti al mondo.
Eppure, nella realtà – quella in cui le parole hanno un peso e le persone si guardano negli occhi – la sua presenza a Taormina era stata accolta con entusiasmo. Quattromila studenti in visibilio, applausi a scena aperta, selfie a non finire. Nessuno, in quel teatro, aveva trovato qualcosa da ridire sull’abito. Ma il web, si sa, è un’altra storia. Qui, dove l’anonimato alimenta la cattiveria gratuita, ciò che conta non è ciò che dici, ma come appari. O meglio, come qualcuno decide che tu debba apparire.
Greison, da parte sua, ha risposto senza giri di parole: «Vi dà fastidio che spieghi la fisica e abbia le tette?». Una replica secca, che mette a nudo l’assurdità di certe critiche. Perché il punto, in fondo, è proprio questo: siamo nel 2025, e una scienziata di fama internazionale deve ancora difendersi non per le sue teorie, ma per il modo in cui mostra il décolleté.
La vicenda, al di là dei toni grotteschi, ripropone una questione mai risolta: quella del doppio standard che ancora oggi penalizza le donne, soprattutto quelle che operano in ambienti tradizionalmente maschili. Se un uomo tiene una conferenza in camicia aperta, è trasgressivo o affascinante. Se una donna osa mostrare un centimetro di pelle in più, diventa «poco seria», «sprovveduta», quando non addirittura «una che ha fatto carriera chissà come».




