Penne nere e il raduno di Genova tra festa e accuse di sessismo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è chi li ha sempre considerati, gli alpini, l’emblema vivente di valori ormai fuori moda: la Storia con la esse maiuscola, l’abnegazione, quel senso del sacrificio che sa di montagna e di trincea, una solidarietà ruvida ma autentica. Noi, che pure il servizio di leva lo abbiamo svestito tra i carabinieri e non tra le penne nere, abbiamo spesso guardato a quel con una sorta di rispetto laico, pensando che incarnasse il meglio di un’Italia pedemontana e silenziosa. E invece, a pochi giorni dal loro raduno nazionale a Genova – una città che li riabbraccia dopo venticinque anni – affiora un’altra narrazione, fatta di parole ben più sgradevoli: pericolo, vergogna, sessismo, patriarcato.

Tutto nasce da un post social, divenuto virale in poche ore, firmato da Lorena Lucattini, esponente genovese di Alleanza Verdi e Sinistra. Lei l’aveva liquidata senza troppi giri di parole: l’Adunata nazionale degli alpini? Una «pagliacciata». Un’uscita, come spesso accade in questi casi, che le è valsa una valanga di critiche e una successiva ritrattazione (le scuse sono arrivate, sì, ma il danno d’immagine era già fatto). Tuttavia, a trascinare la polvere sotto il tappeto non ci ha pensato nessuno, perché da quelle parole – e dal fuoco incrociato che ne è seguito – è emerso un malessere più profondo. A raccoglierlo sono state alcune sigle femministe, le quali hanno preparato il terreno ancor prima dell’arrivo delle penne nere, distribuendo sui canali social un vero e proprio volantino di «consigli per affrontare i disagi»; tra le righe, si leggevano avvertenze inequivocabili contro le molestie.

I divieti, la caccia al parcheggio e la città sotto stress logistico

Nel frattempo, però, Genova si prepara materialmente all’evento, che da venerdì a domenica richiamerà centinaia di migliaia di persone. Le penne nere sfileranno tra cori, bandiere e quel clima di festa che, senza soluzione di continuità, invaderà il centro e i caruggi. Eppure, la macchina organizzativa mostra già i suoi primi, inevitabili ingranaggi inceppati. Sono migliaia le auto e le moto dei genovesi – lo dicono le cronache locali – a caccia disperata di un posteggio, vista la mole di divieti che scatteranno in diverse zone. Niente di strano, si dirà, per un raduno di tale portata. Ma il dettaglio, tutt’altro che marginale, riguarda la Foce, nel Municipio Medio Levante: qui, da sabato pomeriggio fino a domenica sera, intere vie saranno interdette alla sosta. Risultato? In una mattina qualsiasi, i parcheggi risultano già intasati, e la gente si arrangia come può.

La polemica che arriva in Lombardia e il silenzio del Consiglio regionale

Lucattini, d’altronde, non aveva criticato solo i costi e la gestione dell’evento; aveva toccato un nervo scoperto, quello del rapporto tra le penne nere e il territorio. E la sua uscita non è passata inosservata nemmeno al Consiglio regionale della Lombardia, dove qualcuno ha evidentemente ritenuto la questione degna di attenzione politica. Non ci sono, a oggi, prese di posizione ufficiali che abbiano trasformato l’indignazione in atti formali, ma il fatto stesso che una frase – poi ritrattata – abbia acceso i riflettori oltre i confini liguri la dice lunga sulla delicatezza del tema. Perché l’accostamento tra alpini e molestie, per quanto scaturito da un volantino femminista preventivo, resta una macchia che nessuna sfilata, per quanto coreografica, potrà facilmente cancellare.

Tra memoria e disagi: cosa significa davvero l’Adunata per Genova

L’Adunata, va ricordato, non è solo un raduno: è il punto d’arrivo di una storia lunga oltre un secolo, che si intreccia in modo indissolubile con quella del capoluogo ligure. I genovesi li hanno già visti, i baschi con la penna nera, sfilare per le loro strade un quarto di secolo fa. Allora come oggi, l’attesa è quella di una festa popolare, rumorosa e partecipata. Eppure, in mezzo all’entusiasmo, ecco spuntare il volantino con i «consigli», e subito dopo i parcheggi introvabili, le strade chiuse, i residenti in apprensione. Così, mentre gli alpini si preparano a invadere la città, Genova si divide tra chi li accoglie come eroi di un’Italia che non c’è più e chi, invece, guarda con sospetto a quella marea di uomini in divisa, temendo comportamenti che il patriarcato – parola ormai abusata ma non per questo meno concreta – avrebbe per troppo tempo tollerato.

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