A Genova le penne nere chiudono l’adunata, la “stecca” passa a Brescia tra selfie e la scommessa sulle donne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   **La pioggia di fango e memoria che accompagna sempre il rombare dei motori e il passo cadenzato degli alpini a Genova, nella 97ª adunata nazionale, ha lasciato spazio ieri a una coreografia perfetta, se si considera che l’ordine è la loro seconda pelle, e che il cielo grigio sulla Lanterna non ha fermato la marea di novantamila penne nere. Se la tradizione comanda l’alzabandiera e la messa solenne in Cattedrale, officiata dall’arcivescovo monsignor Tasca e seguita dal ministro della Difesa e dalle altre autorità -9, è stata la vita di strada, quella dei drappi e delle piazze, a restituire il polso vero del raduno: un raduno che ha marciato compatto sotto lo striscione “Alpini, faro per il futuro dell’Italia”, senza lasciare spazio né a distrazioni né, a giudicare dai fatti, ad aspre polemiche.

Se a Rimini, mesi fa, il dibattito sulle molestie aveva acceso gli animi, con la famosa storia dei fischietti anti-molestie finiti al centro della cronaca, qui i fischietti non si sono (quasi) sentiti. La polemica, insomma, è rimasta volutamente sottotraccia, sommersa dal ritrovarsi e dalla necessità di rinsaldare il patto identitario. E lo si è visto nel modo in cui il, che è composto per il 14% da donne (circa 1.500 unità su 10.000 effettivi), ha preso la scena. “Pensavo di dover dimostrare di più, invece – ha raccontato senza filtri Roberta Garofalo, catanese in forza al 3º reggimento – conta solo la professionalità”. Parole che riecheggiano in quelle delle sue colleghe, come Giorgia Di Benedetto, abruzzese del 1º reggimento artiglieria da montagna, che ha ribadito un concetto semplice ma radicale per chi, dall’esterno, fatica a capire la vita di caserma: “I nostri zaini pesano quanto quelli degli uomini”.

L’incontro istituzionale, i selfie e il passaggio della stecca

Se la sfilata ha ufficializzato il presente, i saluti istituzionali hanno inevitabilmente guardato al futuro. Nella mattinata di venerdì, mentre la cerimonia dell’alzabandiera dava il via ufficiale alle danze, è arrivato l’abbraccio (fotografato e finito sui social) tra la sindaca di Genova, Silvia Salis, e il gruppo alpini di Serle. Un selfie rubato, quattro chiacchiere e un bicchiere di vino, come hanno raccontato le penne nere Zanola e Franzoni, che tra la formalità del protocollo e la ruvida schiettezza da trincea hanno però notato una certa contraddizione: l’amministrazione, sì, ci accoglie a braccia aperte, ma “ha disposto la chiusura dei parchi per evitare gli accampamenti tipici delle Adunate… quindi – si sono chiesti – chissà se è stata davvero sincera”.

Il testimone, però, non passa solo tra militari e civili, ma tra le città. Con il passaggio della “stecca” – il simbolico testimone – Laura Castelletti, sindaca di Brescia, ha raccolto l’eredità per quella che sarà la 98ª adunata, l’appuntamento del 2027. E a proposito di sfide, se la cronaca si concentra sui numeri e sugli schieramenti, la politica ha giocato la carta della parità: “Ne abbiamo riso – ha confessato Castelletti – guarda che coincidenza, due donne, la stecca degli alpini, il passaggio tra le due città”.

Tradizione e guai giudiziari: l'ombra delle molestie rimane lontana

Nonostante l’armonia generale, la stampa non ha dimenticato l’interrogativo che aleggiava sull’adunata alla vigilia: il capitolo molestie. La diatriba nata dopo gli episodi di Rimini (e la relativa distribuzione di fischietti anti-violenza che avevano fatto molto discutere), qui a Genova è stata archiviata in sordina. I vertici hanno preferito rispondere con i fatti e la presenza sul campo. Il generale Franco Federici, comandante delle Truppe alpine, ha liquidato la questione con la spiccia secchezza che lo contraddistingue: “Quali polemiche? Io le posso parlare delle nostre missioni in Iraq, in Afghanistan, in Libano. Questo è il vero valore aggiunto”.

Una risposta netta che ha chiuso il sipario su un dibattito che, senza prove di episodi specifici accaduti durante l’adunata ligure, rischiava di sporcare la riuscita di un evento che, per la città, è stato anche un indotto economico e di visibilità notevole. Genova, d’altronde, nelle ultime settimane si era preparata a questo “connubio tra mare e montagna”, con la contemporanea partenza della nave Amerigo Vespucci e le visite istituzionali a bordo -1, quasi a volere unire le due anime di un’Italia che, almeno per un fine settimana, si è stretta attorno ai suoi alpini.

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