Genova, 97ª adunata degli alpini: la pioggia non ferma le novantamila penne nere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Genova si è svestita per un giorno dei suoi rumori portuali e del traffico metropolitano, indossando i panni di una festa corale e montanara, seppur a livello del mare. È andata in scena oggi, tra le storiche arcate di via XX Settembre e i vicoli che risalgono verso i colli, la 97ª adunata nazionale degli alpini, un evento che trasforma ogni città ospitante in un ideale prolungamento delle vette. Due ali di folla – compatta, umida per la pioggia che non ha mollato la presa, ma ugualmente calda negli applausi – hanno accompagnato il passo cadenzato di circa novantamila “penne nere”. Il dato, impressionante se si considera la logistica e le avverse condizioni meteo, racconta da solo la forza di un richiamo che non conosce soste: il prossimo anno, come annunciato, il raduno si sposterà a Brescia.

La sfilata, atto conclusivo di una tre giorni intensa dedicata alla memoria e allo spirito di, è stata aperta dai reparti piemontesi. In testa al corteo, ha fatto ala la fanfara della Brigata Alpina Taurinense, seguita dalla Bandiera di Guerra del 2º Reggimento alpini di Cuneo, con due compagnie di plotoni e una terza proveniente dal Centro addestramento alpino di Aosta. A scandire il ritmo, i tamburi e i cori che nessuna precipitazione è riuscita a zittire; gli striscioni – tra tutti quello recante la scritta “Alpini, faro per il futuro dell’Italia” – sventolavano come gagliardetti di una tregua non solo meteorologica, ma anche ideale. La polemica legata ai fatti di Rimini, quelli dei fischietti anti-molestie che altrove avevano acceso un dibattito aspro, qui è rimasta volutamente sottotraccia. Un silenzio, il loro, che ha parlato chiaro: a Genova si voleva solo ritrovarsi davanti a valori condivisi, senza inciampi nelle cronache recenti.

Tra i ranghi, una presenza numericamente crescente e ormai strutturale: quella delle donne. Costituiscono il 14% del totale, un rapporto che su diecimila alpini si traduce in circa millenquecento unità. E se lo zaino, come hanno rivendicato alcune di loro, «pesa quanto quello degli uomini» – e lo si vedeva dal modo deciso di portare il carico su per i saliscendi genovesi – la differenza la fa la professionalità. Lo racconta senza giri di parole Roberta Garofalo, catanese di nascita ma alpina d’adozione in servizio al 3º reggimento: «Pensavo di dover dimostrare di più, invece conta solo la professionalità». Una dichiarazione che spazza via ogni retorica sulla fatica aggiuntiva, restituendo l’immagine di un che assorbe le trasformazioni sociali senza bisogno di proclami, ma con i fatti.

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