L’onda verde (e silenziosa) delle penne nere invade Genova: è ufficialmente iniziata la 97esima adunata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   GENOVA – Un’alba che sapeva di rame e di umidità salmastra ha fatto da cornice, questa mattina, a un rituale che si rinnova da quasi un secolo. Con l’alzabandiera in piazza De Ferrari, scandito dal rullo dei tamburi della fanfara della brigata Taurinense, è calato ufficialmente il sipario sull’attesa per la 97esima Adunata nazionale degli Alpini. Trenta secondi esatti – quelli che il tricolore ha impiegato per risalire lentamente il pennone di Palazzo Ducale – sono bastati per restituire al centro cittadino quella familiarità ruvida e composta che solo la divisa grigio-verde sa regalare. Era dal lontano 2001 che la Superba non si trovava a gestire un flusso così massiccio (si stimano quasi quattrocentomila presenze in tre giorni di evento), ma la macchina organizzativa, forte di un’esperienza decennale fatta di emergenze e soccorsi, sembra aver risposto con la consueta, quasi noiosa, efficienza delle truppe da montagna.

Subito dopo la cerimonia solenne, alla quale hanno preso parte la sindaca Silvia Salis insieme al governatore Marco Bucci e al viceministro Edoardo Rixi, il corteo si è spostato verso l’Arco della Vittoria. Qui, tra i cipressi che incorniciano il monumento ai caduti, è stata deposta una corona in un silenzio rotto soltanto dal vento che scendeva dai giardini di Carignano. Ma il vero cuore pulsante della prima giornata, quello dove l’aspetto marziale lascia spazio alla concretezza del mestiere, lo si è trovato ai Giardini Brignole. La "Cittadella degli Alpini", allestita in piazza Verdi, è stata letteralmente presa d’assalto già dalle prime ore del mattino. Divisa in due anime (quella militare curata dalle Truppe Alpine e quella dedicata alla Protezione civile dell’Ana), offre una carrellata impressionante di mezzi e attrezzature: non una semplice passerella folcloristica, ma la dimostrazione di come il "saper fare" alpino sia oggi un pilastro del sistema di difesa e soccorso nazionale.

L’abbraccio della sindaca e la sfida logistica di un esercito pacifico

«È un’emozione immensa vedervi qui, nel cuore pulsante della nostra città», ha confessato a microfoni spenti – per poi ripeterlo pubblicamente – la prima cittadina Silvia Salis, apparsa visibilmente colpita dal mare di penne nere che gremiva piazza Matteotti. Nel suo intervento, Salis ha voluto sottolineare un aspetto che va oltre la semplice commemorazione storica: il legame tangibile con il territorio, ricordando come gli alpini siano stati "la mano tesa dello Stato" anche nei momenti più bui per Genova, a partire dal crollo del ponte Morandi. Le sue parole, calibrate tra la gratitudine e un richiamo al valore del "noi" contro l’individualismo, hanno trovato terreno fertile in una folla composta non solo da reduci, ma anche da giovani e famiglie arrivate da ogni angolo d’Italia.

Se il centro storico si tinge di verde, la macchina logistica che muove quest’armata è silenziosa ma imponente. Basti guardare ai numeri che arrivano dal Nord Est: la sola sezione di Verona, come riportato in questi giorni, schiera oltre 5.500 alpini pronti a raggiungere le coste liguri. C’è chi lo farà confortevolmente seduto su uno dei 25 pullman partiti all’alba, chi ha preferito il treno (approfittando delle consuete tariffe agevolate), e chi, forse per non tradire del tutto l’essenza del camminare, ha scelto la via più lenta e simbolica. Un gruppetto di nove alpini di Bosco Chiesanuova, ad esempio, ha indossato le magliette con la scritta "Dai monti al mare" e si è messo in marcia lungo l’antica Via del Sale, un itinerario di 87 chilometri che taglia in due l’Appennino. L’arrivo di questi pellegrini moderni è previsto per il pomeriggio di domani, proprio in coincidenza con il clou delle celebrazioni.

Dai vessilli al primo dopocena: il programma del venerdì sera

Nel tardo pomeriggio, quando le ombre hanno iniziato ad allungarsi sui caruggi, il centro cittadino è stato attraversato da un’altra sfilata, questa volta di bandiere e vessilli. Partendo dal Porto Antico, il serpentone di labari ha raggiunto nuovamente piazza De Ferrari, dove migliaia di persone si sono fermate ad assistere al cambio della guardia d’onore. Non è mancato un momento di forte suggestione visiva: la Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Alpini, arrivata via mare a bordo della nave Amerigo Vespucci, è stata accolta con un fervore che ricordava i vecchi filmati in bianco e nero, sebbene subito immortalata dai telefonini delle nuove generazioni.

La serata, che precede le due giornate clou di sabato e domenica, si preannuncia vivace ma disciplinata. Mentre ai Giardini Brignole chiudono i cancelli, le osterie di via San Luca e piazza delle Erbe hanno già esaurito i tavoli. Per chi cercava un programma più strutturato, l’attenzione è già rivolta a domani: si va dal lancio dei paracadutisti al Lido San Nazzaro fino al concerto "Cori sotto la Lanterna" al Teatro Carlo Felice, passando per la messa solenne in cattedrale. L’attesa, comunque, è tutta per domenica mattina, quando la grande sfilata da piazza Corvetto restituirà l’immagine più iconica di questa rievocazione: un fiume umano che, per qualche ora, fa dimenticare a Genova il rumore del traffico e il respiro affannato della movida, sostituendoli con il passo cadenzato di chi “servire il Paese” lo intende come una missione quotidiana.

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