La 97ª adunata degli Alpini a Genova, tra numeri da record e il ruolo crescente delle donne
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Redazione Interno
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Novantamila penne nere, un numero che trasforma una semplice sfilata in un fenomeno sociale di dimensioni ragguardevoli: quella andata in scena oggi per le vie di Genova, in occasione della 97ª adunata nazionale degli Alpini, ha restituito l’immagine di un – quello delle truppe da montagna – la cui capacità di mobilitazione, anche nello scrutinio a freddo dei dati, non accenna a diminuire. Aperta dal suggestivo striscione “Alpini, faro per il futuro dell’Italia”, la lunga processione ha letteralmente riempito il centro cittadino, offrendo uno spettacolo fatto di canti, bandiere e quel miscuglio di disciplina e nostalgia che contraddistingue questi raduni. Le stime parlano di circa quattrocentomila visitatori complessivi nell’arco dei tre giorni di manifestazione, un’iniezione di presenze che – al di là di qualche inevitabile disagio, come la difficoltà a trovare parcheggio lamentata da più di un automobilista – ha finito per scardinare, almeno in parte, lo stereotipo del genovese chiuso e inospitale.
L’eredità di Rimini e il silenzio dei fischietti anti-molestie
Se l’aspetto economico e logistico ha dominato le cronache locali, un’altra dimensione, più delicata, è rimasta volutamente sottotraccia: la polemica legata agli episodi di molestie verificatisi in passato – in particolare quelli che avevano macchiato un’altra adunata, quella di Rimini – non ha trovato eco nei vicoli genovesi. I celebri fischietti anti-molestie, distribuiti in altre occasioni come simbolo di una vigilanza attiva, non si sono praticamente uditi. Una scelta, quella dell’omissione sonora, che ha permesso alla manifestazione di concentrarsi su altri aspetti identitari, senza peraltro cancellare la memoria di ciò che era accaduto altrove. I fatti di cronaca nera, se così si possono definire quei precedenti, sono stati incapsulati in una sorta di non-detto collettivo, lasciando spazio alla retorica del ritorno alle origini e del rinnovato abbraccio tra la città e i suoi ospiti temporanei.
Donne in divisa: il 14% di un esercito silenzioso
Un dato, invece, che ha trovato finalmente voce è quello della presenza femminile tra le fila. Le donne rappresentano oggi il 14% del totale degli alpini, circa 1.500 su 10.000 effettivi, e la loro partecipazione alla sfilata genovese ha assunto i contorni di una piccola, significativa rivoluzione copernicana. «Pensavo di dover dimostrare di più, invece conta solo la professionalità», ha raccontato Roberta Garofalo, catanese in servizio al 3º reggimento alpini, sintetizzando con la schiettezza di chi vive la montagna un cambio di passo culturale lento ma inarrestabile. Lo striscione informale “Noi alpine con la passione per la montagna, i nostri zaini pesano quanto quelli degli uomini” – comparso durante la sfilata – ha ribadito il concetto con una ironia che non esclude la rivendicazione. Le donne in congedo, come quelle in servizio attivo nelle missioni internazionali per la stabilità nelle aree di crisi, hanno dunque trovato a Genova un palcoscenico per mostrare, senza retorica, quello che già fanno tutti i giorni.
Il valore del volontariato e la prospettiva bresciana
Al di là della parata, l’adunata ha riaffermato il ruolo capillare dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) in ambito civile; gli alpini in congedo non si limitano a rievocare antiche battaglie, ma profondono energie in attività di volontariato e di protezione civile, trasformando la loro disciplina militare in una risorsa per il territorio. Se i valori di lealtà e coraggio animano le unità in servizio – componenti d’eccellenza dell’Esercito impegnate all’estero – quelli di solidarietà diventano, tra una birra e un canto corale, il collante di una comunità che si riconosce nello zaino pesante e nella divisa. E mentre Genova archivia la tre giorni più affollata dell’anno, lo sguardo è già rivolto al futuro: il prossimo anno, infatti, la sfilata si terrà a Brescia, che raccoglierà il testimone di questa edizione record. “Caro Ironicus” – avrebbe potuto scrivere un ipotetico frequentatore dei social – “agli Alpini generosi si perdona anche un po’ di casino etilico”. Purché, forse, quel casino non sommerga mai la sostanza.




