L’adunata degli alpini a Genova, i vicentini in marcia e il «faro» per il futuro
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Redazione Interno
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Genova si è svegliata, questa mattina, all’insegna di un rituale che si ripete da quasi un secolo: l’Adunata nazionale degli alpini, giunta alla sua 97esima edizione, ha trasformato le strade del capoluogo ligure in un fiume di penne nere. Circa 6.000 quelle provenienti dalla provincia di Vicenza, destinate a sfilare ordinatamente tra i caruggi e i viali più solenni della città; un numero che, sebbene ragguardevole, rappresenta solo una frazione delle centomila persone giunte da ogni angolo d’Italia, senza dimenticare le delegazioni estere. L’accoglienza, a sentire gli stessi alpini vicentini, è stata «grande», un aggettivo che qui suona quasi riduttivo davanti alla marea umana che già dalle prime luci dell’alba ha occupato piazza Corvetto.
Il programma di oggi, 10 maggio, è scandito da orari precisi, quelli militari che gli alpini conoscono bene. L’ammassamento è previsto per le otto, mentre alle nove la fanfara militare darà il via alla sfilata. Per i vicentini, però, il momento clou arriverà più tardi: il ritrovo è stato fissato per le dieci, con l’ordine di marcia che vedrà alternarsi le sezioni di Asiago, Bassano, Marostica, Valdagno e infine Vicenza. Si prevede che il passaggio davanti al palco delle autorità avvenga intorno a mezzogiorno, un momento che molti attendono come una sorta di rito collettivo, carico di quella sobria fierezza che contraddistingue il.
Non solo Vicenza, però, a segnare il passo. Circa mille penne nere sono arrivate dal Biellese, e per il loro presidente di sezione, Marco Fulcheri, questa rappresenta l’ultima Adunata da leader. L’ha scritto lui stesso in un post, quasi a voler sigillare un ciclo, mentre il centro storico di Genova viene letteralmente invaso dalla festa (una festa che proseguirà fino a tarda sera, tra canti e soste nei numerosi stand). Una piccola delegazione, intanto, ha voluto rendere omaggio alla partenza dell’Amerigo Vespucci dal Porto Antico, un gesto che ha unito due simboli dell’italianità più autentica.
La Cittadella degli alpini e la prova sul campo
Tra le iniziative che hanno catalizzato l’attenzione, la Cittadella degli Alpini è stata letteralmente presa d’assalto. Qui si trovano gli stand dei reparti in armi e quelli della Protezione civile dell’Ana, che hanno proposto ai più piccoli – ma non solo a loro – attività pratiche per sperimentare cosa significhi spegnare un incendio, effettuarne un salvataggio o arrampicare. C’è spazio anche per i cani da ricerca, addestrati a fiutare i dispersi tra le macerie; un modo, questo, per raccontare una disciplina che va ben oltre la semplice sfilata. Muoversi per le strade del capoluogo ligure, va detto, diventa a tratti impossibile: soprattutto quando le fanfare percorrono viale XX Settembre, e la musica si mescola alle voci di una folla che non smette di applaudire.
Il saluto del presidente e il motto dell’edizione
A dare il via ufficiale alla manifestazione è stato il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci. La sua apertura, ieri, ha dato il la a un susseguirsi di appuntamenti che si sono protratti fino a notte fonda; un’edizione, questa, che ha scelto un motto denso di significato: «Alpini, faro per il futuro dell’Italia». Parole che riecheggiano tra i vicoli e i palazzi storici, mentre le penne nere continuano a marciare senza soluzione di continuità. Nessun commento sulle reazioni della folla – sarebbe superfluo – ma l’evidenza dei fatti parla da sola: Genova si è dimostrata una padrona di casa calorosa, e Bergamo, stando ad alcune voci raccolte tra gli stand, sarebbe già protagonista in salsa lombarda per le prossime edizioni.




