«Ha da passà l’adunata» e i manifesti choc: Genova si prepara all’assedio degli alpini tra vademecum anti-molestie e veleni politici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’appuntamento è fissato dall’8 al 10 maggio, con un flusso stimato di circa quattrocentomila persone pronte a invadere il capoluogo ligure in occasione della 97esima Adunata nazionale degli Alpini. Eppure, nell’aria che si respira a pochi giorni dall’evento – lo si avverte passeggiando tra i caruggi del centro storico o leggendo il palesemente isterico dibattito che infiamma i social network – non c’è solo l’attesa per le tradizionali penne nere. Da settimane, infatti, la città si trova al centro di una bufera che mescola la cronaca di costume, la prevenzione della violenza di genere e la propaganda politica più spicciola. Se da un lato le associazioni femminili, memori di quanto accadde a Rimini nel 2022, distribuiscono consigli su come difendersi da possibili molestie (un fischietto come deterrente, la app del centro antiviolenza Mascherona pronta sullo smartphone, un form anonimo per le segnalazioni), dall’altro lato i muri della Superba si sono trasformati in un teatro di scontro fatto di scritte provocatorie e volantini dal gusto amarissimo.

Un vademecum dal Titolo ironico che nasconde una paura reale

Il volantino diffuso via web da realtà come Non una di Meno Genova, Rete di donne per la politica e l’Udi non lascia spazio a fraintendimenti. Intitolato provocatoriamente «Adda passà ‘a adunata» – un’espressione dialettale che, con un certo fatalismo partenopeo adottato dai liguri, suggerisce l’idea che “questa tirata debba passare” – il decalogo non si limita a consigliare l’uso di un fischietto per attirare l’attenzione in caso di pericolo. Esso parte dal ricordo esplicito di ciò che successe sulla riviera romagnola tre anni fa, quando decine di testimonianze raccolte (oltre centocinquanta secondo fonti di settore) descrissero un clima di catcalling ininterrotto, fischi offensivi e violenze verbali a sfondo sessista e omofobo. L’obiettivo dichiarato, spiegano le attiviste, è smontare quella che definiscono la «narrazione simpatica» dell’alpino gigione e bonaccione, dietro la quale – a loro dire – si annida una cultura militarista e machista. «Dietro all’immagine di allegre compagnie di vecchietti goliardi, si nasconde quella cultura che da sempre vogliamo cambiare», si legge nel post di accompagnamento alla campagna. Dal punto di vista pratico, il vademecum invita chiunque a intervenire se sente il fischietto di un’altra persona: un meccanismo di “guardia collettiva” che, nelle intenzioni, dovrebbe rompere il muro di indifferenza spesso denunciato in situazioni di branco.

Manifesti blasfemi e scritte notturne: l’escalation prima dell’arrivo delle penne nere

Ma mentre le associazioni si preparano a monitorare l’evento con moduli anonimi che diventeranno operativi dal 7 maggio, la tensione è già esplosa su un altro fronte, quello dell’odio esplicito e per certi versi inaspettato. Negli ultimi giorni, tra vicoli e piazze, sono comparsi manifesti che ritraggono la cattedrale di San Lorenzo in fiamme accompagnati dalla scritta «Saluti da Genova» e dalla frase shock «Alpini assassini». Un attacco diretto, senza precedenti per violenza iconografica, che ha scosso non poco l’opinione pubblica. Non sono mancate nemmeno le scritte notturne a colpi di bomboletta: «Attenzione Alpini, molestatori in città», «Remigriamo gli Alpini» e «Alpini e militari, molestie seriali» hanno tappezzato i selciati del centro storico. A denunciare il clima avvelenato è stata per prima il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, che ha parlato di "deriva pericolosa" e di attacchi ideologici a un che da oltre centocinquant’anni rappresenta un pilastro della Protezione Civile nazionale. Non sono mancate le reazioni compatte del centrodestra, con il presidente del Senato Ignazio La Russa che ha offerto "piena solidarietà" agli alpini, definendoli "memoria viva della Nazione".

Le parole pesanti della candidata di Avs e il passo indietro tra le scuse e la difesa dei disagi

Se le scritte anonime rappresentano la rabbia di frange difficilmente identificabili, la polemica ha assunto contorni più politici quando a parlare sono state figure pubbliche ricollegabili alla sinistra antagonista. Lorena Lucattini, candidata di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) per le comunali e funzionaria del tribunale di Genova, aveva definito il raduno con termini tutt’altro che istituzionali: «Questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per tre giorni, la sporcano, bevono, fanno casino». Lo sfogo social della Lucattini è diventato immediatamente virale, attirandole addosso la furia del centrodestra e – particolare non secondario – una pioggia di insulti da parte degli stessi ex alpini. Di fronte alla bufera, la candidata ha fatto marcia indietro, inviando una lunga lettera di scuse all’Associazione Nazionale Alpini: «L’espressione, colorita e sbagliata, voleva solo esprimere la preoccupazione di molti cittadini», ha scritto, sottolineando che da genovese conosce bene il valore dei soccorsi alpini durante le alluvioni. Tuttavia, nella stessa missiva, la Lucattini ha ribadito che il timore per le 400mila presenze e la conseguente paralisi del traffico – in una città già provata dai cantieri post-Morandi – era un sentire diffuso tra i residenti, chiedendo di non confondere la critica alla logistica con la mancanza di rispetto verso chi indossa la divisa.

L’ombra del 2022 e la gestione dell’ordine pubblico: tra app e divieti

L’amministrazione comunale guidata da Silvia Salis, che pure aveva ereditato l’organizzazione della maxi-adunata dalla precedente giunta, si trova così a navigare in acque tempestose. Da un lato i tecnici del Comune hanno dovuto varare un piano straordinario per la mobilità e la sosta – coinvolgendo circa 7mila residenti delle zone rosse con parcheggi alternativi e l’attivazione di un geoportale informativo – dall’altro lato l’aspetto della sicurezza e della convivenza civile rischia di offuscare la retorica della festa. La scelta di chiudere le scuole e sospendere i mercati rionali per gestire l’enorme afflusso era già stata criticata come una resa della città davanti alla forza del “branco”, e le parole della Lucattini (seppur poi ritrattate) hanno dato voce a quel malcontento silenzioso. Le associazioni femministe, intanto, hanno già ricordato come Amnesty International avesse definito "sessista" l’atmosfera dell’adunata riminese del 2022. La app Mascherona, scaricabile gratuitamente, diventa così un vero e proprio strumento di autodifesa: cliccando su un pulsante, la geolocalizzazione della richiesta d’aiuto viene inviata alle operatrici del centro antiviolenza. D’altra parte, il comitato organizzatore ha ribadito più volte la tolleranza zero verso comportamenti scorretti, anche se la memoria storica delle cronache di cronaca – che in passato hanno registrato episodi di nonnismo e violenza ai margini delle grandi adunate – impedisce di archiviare la questione come semplice allarmismo.

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