La “pagliacciata” del raduno alpini infiamma Genova: la funzionaria di procura (ex Avs) nel mirino dell’opposizione
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Redazione Interno
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L’affondo, pubblicato sui social, non lascia spazio a fraintendimenti. “Ci siamo ereditati questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre”, ha scritto Lorena Lucattini, ex candidata al consiglio comunale per la lista Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) durante le amministrative del 2025 e attualmente funzionaria in servizio presso la Procura di Genova. La frase, che definisce l’imminente Adunata Nazionale – in programma nel capoluogo ligure dall’8 al 10 maggio – una “pagliacciata”, è solo l’inizio di una requisitoria a forti tinte. Nel testo del post, l’autrice lamenta il blocco della città per tre giorni, l’occupazione degli edifici scolastici e l’assenza di spese alberghiere da parte dei partecipanti, accusandoli di lasciare sporcizia e schiamazzi a spese della collettività.
Sebbene il partito Avs a livello cittadino abbia immediatamente rotto gli indugi per prendere le distanze, definendo le dichiarazioni come una mera “considerazione personale” non allineata alla linea ufficiale del movimento -6, il caso è rapidamente degenerato in una bufera politica. La duplice veste della Lucattini – candidata civica di area progressista, sì, ma anche dipendente pubblica con un ruolo delicato come quello della segreteria civile della Procura – ha fornito ulteriore materiale incendiario alla polemica. Da un lato, gli esponenti del centrodestra hanno cavalcato l’onda dell’indignazione; dall’altro, si è scatenato un putiferio di commenti social che, neanche a dirlo, ha fatto presto a dividere la piazza genovese.
Le reazioni politiche e il fronte istituzionale
L’eco delle parole è arrivata sino ai piani alti della politica nazionale, con il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) che ha espresso forte preoccupazione non tanto per la critica in sé, ma per la carica pubblica ricoperta dall’autrice del post. Gasparri, rivendicando il valore patriottico della tradizione alpina, ha auspicato un’autocritica da parte della funzionaria. Sugli stessi toni si è mossa l’europarlamentare della Lega Silvia Sardone, che ha accusato una certa sinistra di provare “fastidio nei confronti delle divise” e ha chiesto pubblicamente conto alla sindaca di Genova, Silvia Salis, affinché intervenisse.
In Consiglio comunale, l’opposizione non ha perso tempo: il gruppo della Lega ha presentato un ordine del giorno per condannare i “toni denigratori” utilizzati dall’ex candidata di Avs. La richiesta, bipartisan nel fronte dello scudo crociato, è quella di una presa di posizione netta da parte della sindaca Salis, la quale si trova ora in una posizione scomoda, dovendo bilanciare la fedeltà alla sua maggioranza con il peso istituzionale di una delle manifestazioni più attese dell’anno per la città.
L’impatto sulla viabilità e le ragioni del malcontento
Dietro la vis polemica espressa dalla Lucattini, è innegabile che lo sfogo della funzionaria abbia intercettato un nervo scoperto della logistica urbana. L’arrivo di quasi 400mila persone in un territorio già congestionato come quello del capoluogo ligure ha costretto il Comune a varare misure drastiche, che a loro volta avevano già generato mugugni tra i commercianti e residenti ancor prima della bufera social. La sindaca Salis, infatti, ha firmato un’ordinanza che dispone la sospensione dei mercati settimanali di merci varie in alcune zone nevralgiche: nello specifico, stop sabato 9 maggio per piazza Terralba (San Fruttuoso) e via Tortosa (Marassi).
Le associazioni di categoria, come confermato da un comunicato di Anva Confesercenti, avrebbero protestato per la decisione percepita come unilaterale, lamentando la perdita di un’occasione economica legata all’afflusso di visitatori. A queste rimostranze si aggiunge la chiusura anticipata delle scuole, decisa dalla Protezione Civile per far fronte all’emergenza logistica del raduno. Proprio questi disagi concreti, avverte Avs nella sua presa di distanza, sono un tema legittimo di discussione, mentre la generalizzazione offensiva fatta dalla Lucattini avrebbe rappresentato un passo falso inaccettabile per chi siede in rappresentanza delle istituzioni.
Il confronto tra “valori” e disservizi
Mentre il dibattito imperversa sui binari contrapposti del rispetto della tradizione militare e della gestione del territorio, la funzionaria non ha mostrato segni di cedimento. Anzi, in un successivo intervento social riportato integralmente dalla stampa locale, ha raddoppiato la scommessa: “Tutti gli Alpini o ex alpini che mi stanno insultando sono la dimostrazione di quanto il mio post avesse ragione di essere”. La replica, pubblicata a stretto giro di posta dopo la pioggia di critiche, ha ulteriormente incendiato gli animi, trasformando il caso da un semplice sfogo di pancia a un vero e proprio caso di scontro generazionale e valoriale.
Nelle more della vicenda, l’Associazione Nazionale Alpini (Ana) ha cercato di spegnere i toni, affidandosi ai fatti: il direttore del periodico dell’Ana, Massimo Cortesi, ha ricordato che la storia delle penne nere – basti pensare al loro intervento dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova – parla da sé, e che la prassi consolidata vuole che “ovunque gli alpini realizzano un campo lasciano più pulito di prima”. Se da un lato c’è chi guarda al glorioso curriculum di protezione civile del, dall’altro i cittadini si preparano ad affrontare un fine settimana di convivenza forzata con la marea montana, in attesa che le polemiche lascino spazio alla pioggia di divise grigio-verdi per le strade.




