Blitz “Core” nel Salento, 30 arresti e catturato il latitante Turco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non solo l’esecuzione delle trenta misure cautelari – un’operazione che ha richiesto il dispiegamento di oltre duecento militari, supportati dallo squadrone eliportato Cacciatori “Puglia” e da unità cinofile – ha segnato l’alba del maxi-blitz denominato “Core” nel Nord Salento.

I carabinieri del Comando Provinciale di Lecce, operando sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno infatti infierito un duplice colpo alla criminalità organizzata locale: da un lato hanno eseguito i provvedimenti restrittivi per altrettanti presunti affiliati a una frangia della Sacra Corona Unita, e dall’altro hanno messo fine alla latitanza di Michele Turco, un quarantacinquenne (sebbene alcune fonti ne riportino quarantasei) originario di Saluzzo ma con radici operative nel brindisino, che risultava irreperibile dallo scorso gennaio.

L’operazione “Core” e il contesto investigativo

L’inchiesta, avviata nel dicembre del 2022 a seguito di un tentato omicidio avvenuto presso un distributore di carburante a Squinzano – un agguato in cui la vittima, seppur ferita a un piede, riuscì a mettersi in salvo riparandosi dietro una cassa automatica – ha documentato l’operatività di un sodalizio mafioso attivo nei comuni di Trepuzzi, Campi Salentina e Torchiarolo.

Gli investigatori, attraverso intercettazioni e servizi di osservazione, hanno raccolto elementi su un’associazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, senza trascurare la disponibilità di un arsenale che includeva persino un fucile d’assalto Kalashnikov. Le indagini, concluse nella loro fase dinamica nel maggio del 2024, hanno portato all’emissione di ordinanze cautelari che hanno interessato non solo il territorio salentino ma anche altre province e regioni, confermando la ramificazione del gruppo.

La cattura del latitante nella masseria

Nel corso delle perquisizioni collegate al blitz – attività che i carabinieri conducevano per scovare armi o stupefacenti nascosti – i militari hanno fatto irruzione in una masseria situata nel territorio di Squinzano. È stato proprio lì, dietro l’uscio del soggiorno, che hanno sorpreso Michele Turco, il quale aveva tentato invano di eludere la cattura nascondendosi in quell’angolo della struttura.

Soggetto destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Lecce, Turco deve scontare una pena definitiva di sei anni e otto mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso, una condanna che riguarda reati commessi fino al 2022 nel brindisino. La sua latitanza, iniziata il 19 gennaio scorso, si è dunque conclusa tra le mura di quell’abitazione rurale, dove probabilmente l’uomo credeva di aver trovato un rifugio sicuro lontano dai radar delle forze dell’ordine.

Riti di affiliazione e dinamiche criminali

Le risultanze dell’operazione “Core” – il cui nome deriva da un soprannome ricorrente nelle conversazioni captate – hanno restituito un quadro inquietante delle dinamiche associative del gruppo. Le indagini hanno infatti documentato veri e propri summit criminali celebrati all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo, e talvolta persino in un’abitazione del centro storico di Lecce.

Nel corso di questi incontri, secondo quanto ricostruito dalla DDA, venivano impartite direttive sul sostegno economico ai sodali detenuti e sulla gestione dei conflitti interni, ma soprattutto si officiavano riti di affiliazione che rievocavano le tradizioni arcaiche della Sacra Corona Unita: incisioni di una croce sulla spalla o sul petto dell’affiliando, suggellate dal bacio sulle labbra tra i partecipanti, con la consapevolezza che la forza intimidatrice del vincolo associativo costituiva il principale strumento di controllo del territorio.

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