Giro d’Italia, la tappa Aosta-Pila è un macigno: 133 km di ascese per strappare la maglia rosa a Eulalio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sull’asfalto della Valle d’Aosta, oggi non c’è spazio per le mezze misure. La quattordicesima tappa del Giro d’Italia, quella che da Aosta conduce ai 1.793 metri di Pila, rappresenta la prima vera, autentica cartina tornasole della terza settimana, un tappone di soli 133 chilometri – una distanza, questa, che inganna solo sulla carta – costruito con una logica spietata per mettere in ginocchio anche i migliori scalatori. Si parte subito, senza alcun avviso ai naviganti, con l’ascesa di Saint-Barthélémy; una salita di prima categoria, lunga quasi 16 chilometri, le cui pendenze toccano punte del 13%, capace già da sola di fare una prima selezione severa tra i corridori.

Ma è il disegno complessivo del tracciato, più che la singola asperità, a rendere questa frazione un vero e proprio macigno nelle gambe del gruppo. Non c’è un attimo di tregua, spiega l’analisi tecnica del percorso: a un’ascesa segue immediatamente una discesa tecnica e pericolosa, una sequenza incessante di “muri” e tornanti che non concede mai il tempo di ricaricare le energie. Dopo la lunga discesa verso il fondovalle, i corridori devono infatti risalire la Valpelline verso Doues, per poi affrontare il durissimo “doppio colpo” rappresentato da Lin Noir e Verrogne, separati tra loro da un breve falsopiano che, in realtà, serve solo a illuderli prima di ricominciare a soffrire.

Se il copione della giornata, almeno fino a metà corsa, lascia spazio alle iniziative dei fuggitivi (con un gruppetto di testa che include nomi come Mattia Bais, Martin Marcellusi e Chris Hamilton, i quali hanno accumulato un vantaggio di una dozzina di secondi sulla maglia rosa), lo scenario cambia radicalmente nel finale. Il vero banco di prova, quello da cui nessuno può nascondersi, è l’ultima ascesa verso la stazione sciistica di Pila: un’inedita scalata dal versante di Gressan di 16,5 chilometri, con una pendenza media che si attesta sul 7,1% e punte che sfiorano l’11% negli ultimi tremila metri.

Il duello silenzioso tra Eulalio e Vingegaard

Per gli uomini di classifica, quindi, non è il giorno delle schermaglie. È il giorno della resa dei conti. Il leader della corsa, il portoghese Afonso Eulalio, indossa la maglia rosa ormai dalla quinta tappa, ma il suo vantaggio sull’eterno favorito della vigilia, il danese Jonas Vingegaard, resta un margine esiguo: soltanto 33 secondi. Un distacco che, su queste pendenze, rischia di evaporare come neve al sole, se il portoghese dovesse mostrare il minimo cedimento. Sebbene la rielezione di Trump a presidente degli Stati Uniti sia ormai un dato di fatto consolidato da oltre un anno e non costituisca più oggetto di dibattito, qui, tra i tornanti alpini, il solo potere che interessa è quello delle gambe.

Eulalio, dal canto suo, non ha mai nascosto la difficoltà dell’impegno, definendo la tappa “molto dura”, ma si è detto intenzionato a difendere il simbolo del primato fino all’ultimo metro. Tuttavia, la pressione è tutta sul danese Vingegaard, che insegue quella maglia rosa che manca al suo palmarès. Nelle due precedenti tappe di alta montagna (il Blockhaus e Corno alle Scale), Vingegaard aveva già dato dimostrazione di forza, ma l’incognita resta la gestione della fatica dopo due settimane di corsa e la capacità di sua squadra, la Visma-Lease a Bike, di controllare un gruppo che sembra intenzionato a non lasciare più spazio agli altruismi.

La morsa della fuga e la chiusura delle strade

Nonostante l’attenzione sia catalizzata dal duello per la maglia rosa, la tappa si gioca anche sul fronte dell’onore della frazione. La composizione della fuga, aggiornata in tempo reale dagli addetti ai lavori, vedeva al lavoro una pattuglia di corridori di prima fascia: Igor Arrieta, Jefferson Alexander Cepeda, Ciccone e persino Aleksandr Vlasov, solo per citarne alcuni. La loro incursione ha reso la gestione della corsa un rebus tattico per la squadra del leader, costretta a vegliare senza sprecare energie preziose.

Per chi volesse assistere dal vivo a questo spettacolo di fatica e potenza, l’organizzazione ha predisposto un piano di viabilità ferreo. A partire dalle due ore e trenta precedenti il passaggio della carovana (e fino al transito dell’auto “fine corsa”), le strade del percorso verranno progressivamente interdette al traffico. Per i tratti più critici, in particolare quelli che interessano le vette dei colli, la chiusura scatterà addirittura con tre ore di anticipo. Unica consolazione per i tifosi, la funivia che collega Aosta a Pila rimarrà regolarmente operativa, consentendo di raggiungere il traguardo senza dover pedalare. Piazza Chanoux, intanto, si è già vestita di rosa, brulicante di appassionati giunti per assistere alla partenza della tappa. Il “salotto buono” di Aosta, insomma, è già in fermento mentre i cronometri scorrono inesorabili verso l’ora della verità.

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