Petrolio oltre 110 dollari, gli Usa valutano meno sanzioni alle petroliere

Petrolio oltre 110 dollari, gli Usa valutano meno sanzioni alle petroliere
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Gli Stati Uniti stanno valutando un allentamento delle sanzioni sulle petroliere della cosiddetta flotta ombra, mentre il prezzo del petrolio torna a superare i 110 dollari al barile. L'amministrazione di Donald Trump sta esaminando la possibilità di consentire l'impiego di navi precedentemente inserite nelle liste nere americane per trasportare greggio e prodotti petroliferi non soggetti a restrizioni. La proposta riguarda imbarcazioni utilizzate in passato per le esportazioni di Russia, Iran e Venezuela. L'obiettivo è aumentare la disponibilità di navi e ridurre i costi del trasporto marittimo, cresciuti sensibilmente con l'aggravarsi della crisi in Medio Oriente.

Washington studia nuove autorizzazioni per ridurre i costi del trasporto

La questione è stata sollevata dal segretario americano all'Energia, Chris Wright, durante il congresso WPC Energy organizzato a Riad. Secondo il Financial Times, che ha raccolto le indicazioni di fonti informate sulle discussioni, il governo statunitense sta considerando interventi per riportare parte della capacità di trasporto marittimo nel mercato regolare. Una delle ipotesi prevede la possibilità di vendere alcune navi sanzionate a operatori commerciali autorizzati, mentre un'altra consentirebbe di utilizzarle attraverso specifiche licenze rilasciate dal Dipartimento del Tesoro. Le autorizzazioni verrebbero esaminate individualmente, senza prevedere una cancellazione generalizzata delle misure restrittive.

La distinzione riguarda soprattutto la provenienza del carico. Una petroliera sottoposta a sanzioni potrebbe ottenere il permesso di trasportare petrolio la cui commercializzazione è consentita dalla normativa americana, senza che questo autorizzi automaticamente il commercio di greggio soggetto a embargo. Washington intende così intervenire sulla disponibilità dei mezzi di trasporto, uno dei problemi che stanno condizionando gli scambi energetici internazionali. Secondo la società di ricerca Energy Aspects, le tariffe particolarmente elevate dei noleggi marittimi hanno penalizzato anche la domanda di petrolio statunitense, rendendo più costose le spedizioni verso i mercati esteri.

Brent sopra quota 110 dollari, pesano gli attacchi in Medio Oriente

Le nuove valutazioni americane arrivano in una fase di forte volatilità delle quotazioni. Il Brent, riferimento internazionale del mercato petrolifero, ha superato nuovamente la soglia dei 110 dollari al barile, raggiungendo livelli che non si registravano dal 20 maggio. Il rialzo è stato alimentato dall'intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente e dagli attacchi contro infrastrutture energetiche saudite, che hanno accresciuto i timori per la sicurezza degli approvvigionamenti. Anche il West Texas Intermediate, benchmark statunitense, ha registrato un'accelerazione, arrivando a 101,58 dollari con un incremento del 3,68%.

Le oscillazioni sono state particolarmente marcate durante le ultime sedute. Prima della nuova impennata, il greggio americano aveva registrato una flessione dello 0,42%, scendendo a 97,55 dollari al barile. Sul piano dell'analisi tecnica, il contratto future con scadenza novembre 2026 aveva intanto superato una resistenza di breve periodo collocata a quota 93, aprendo spazio a una progressione verso la soglia psicologica di 100. I movimenti evidenziano la rapidità con cui il mercato reagisce alle notizie relative alla produzione, alle rotte commerciali e alla sicurezza delle forniture.

Le difficoltà delle navi sanzionate e i limiti del piano americano

L'eventuale alleggerimento delle restrizioni non garantirebbe però un aumento immediato delle petroliere utilizzabili. Secondo le valutazioni raccolte da Reuters tra analisti e operatori del settore, molte imbarcazioni della flotta ombra presentano problemi legati all'età, alla manutenzione, alla documentazione e alle coperture assicurative. La società specializzata Kpler stima che soltanto 24 delle 160 superpetroliere sanzionate prese in esame potrebbero rientrare nel normale circuito commerciale. Per le altre pesano condizioni tecniche, assetti proprietari e difficoltà nel soddisfare i requisiti richiesti dagli operatori internazionali.

Alle limitazioni materiali si aggiunge la diversa disciplina applicata dalle autorità occidentali. Una licenza statunitense non elimina automaticamente i divieti previsti dall'Unione europea o dal Regno Unito, ai quali devono attenersi anche numerose compagnie assicurative e imprese che forniscono servizi alla navigazione. Il ritorno delle navi nel mercato richiederebbe quindi verifiche sulle responsabilità degli armatori, sulla regolarità dei contratti e sull'idoneità delle imbarcazioni. Gli analisti del settore ritengono per questo che l'effetto sui noli potrebbe essere inferiore alle aspettative dell'amministrazione americana.

Il tema delle sanzioni si intreccia anche con le decisioni politiche di Washington sulle esportazioni energetiche russe. Il 16 ottobre la Casa Bianca ha pubblicato un ordine esecutivo che sospende l'applicazione di alcune misure previste dalla legge sulle sanzioni contro Russia e Iran, invocando l'interesse nazionale degli Stati Uniti. Il provvedimento riguarda anche dazi e restrizioni collegati agli acquisti di prodotti energetici russi ed è distinto dalle autorizzazioni allo studio per le singole petroliere. La legge interessata dall'ordine presidenziale era stata firmata il 18 settembre 2026.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.